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martedì 21 ottobre 2025

L'arcobaleno

 

Dopo l’infuriar della tempesta
là dove le gonfiate nubi a frotte
– dal lungo saettar de’ lampi rotte –
s’inseguivan nel cielo procelloso
con spumeggianti creste,
or vivido e sereno
come un laccio (1) di luce,
come un arco festoso,
come strada di un sogno che conduce
giù dalla terra al cielo,
splende l’arcobaleno.

Fulgido inarca i suoi sette colori,
dal rosso della fiamma al giallo d’oro,
dal verde della foglia a quel viola
di cui s’ammanta la malinconia.

Con sette luci fa una luce sola (2),
con sette note un’unica armonia,
e con un nulla fa la bella via
che porta dalla terra fino al cielo (3).

 

Mercede Mundula

 

(1) Come un nastro
(2) È noto che la luce si può scomporre in sette colori
(3) Un nulla, perché in realtà non esiste

Che cosa ci ha portato ogni stagione

Che cosa ci ha portato ogni stagione

Ti ha portato dopo il gelo,
rose e nidi Primavera,
e le stelle nella sera
come fiori senza stelo.

E l'Estate t'ha portato
spighe erette, tutte d'oro,
e di frutta un gran tesoro
 e le lucciole sul prato.

Bacche e foglie in rosso serto
e di grappoli un bel cesto,
con il suo sorriso mesto
t'ha l'Autunno anch'esso offerto.

Vien col passo tardo e uguale
poi l'Inverno sul bastone,
e ti dà fiammate buone
 e la gioia del Natale.


Mercede Mundula.
 

Mercede Mundula

 

Mercede Mundula (1 marzo1890- 1 Maggio1947)

Nata a Cagliari l’ 1890, fu pubblicista, critica letteraria, traduttrice, poetessa e scrittrice. Secondogenita del notaio Carlo Mundula, Mercede trascorse i suoi primi 20 anni in un contesto familiare colto ed emancipato, caratterizzato dall’attenzione che suo padre e sua madre, Nepomucena Zuddas, dedicavano all’istruzione delle cinque figlie. Quando, nel 1908, Mercede ottenne il diploma della Scuola Normale di Cagliari, l’annuncio del suo brillante risultato – la licenza d’onore, che da tempo non veniva assegnata – fu dato dal quotidiano L’Unione Sarda. L’anno dopo, l’armonia familiare fu funestata dalla prematura scomparsa della sorella maggiore, Maria. L’avvenimento lasciò un segno indelebile, aspetto che emerge dalla lettura delle poesie che Mercede avrebbe scritto nei decenni successivi. Nel 1912, Mercede sposò l’avvocato Attilio Caboni e si trasferì a Roma dove, nel 1913 e nel 1923, nacquero le due figlie Adriana e Marcella. Nel frattempo, anche la sorella Francesca, per tutti Cicita, si era trasferita temporaneamente a Roma, dove si diplomò in Belle Lettere e si laureò in Pedagogia e Morale. La presenza di Cicita contribuì alle frequentazioni di questi primi anni romani, caratterizzati anche per Mercede dall’arricchimento culturale, tanto che si trovò presto a pubblicare scritti che ebbero una certa risonanza. Nel settembre 1918, su Il Tempo, uscirono i suoi articoli dedicati ai personaggi femminili di Grazia Deledda. Mercede inviò il suo lavoro alla famosa scrittrice sarda, anche lei residente a Roma, che aveva conosciuto tramite lo scrittore e giornalista Antonio Scano (1859-1945), amico fraterno del padre e deputato tra il 1904 e il 19192. Deledda le rispose ringraziando e complimentandosi “per l’amore con cui ha scavato nell’anima” delle sue donne e della sua opera, manifestando dispiacere per la mancata pubblicazione della rassegna nella “maggior rivista” letteraria, riferendosi probabilmente a Nuova Antologia3. La notizia dell’ottimo lavoro di Mercede arrivò a Cagliari, sia tramite L’Unione Sarda, che nella corrispondenza ricevuta dal notaio Mundula. Contemporaneamente, apparvero altri scritti di Mercede su La lettura, su Rivista sarda e sulla neo-nata rivista culturale Il nuraghe, stampata dall’omonima casa editrice fondata nel 1923, a Cagliari, da Raimondo Carta Raspi. In quegli anni, la giovane donna si fece conoscere nei salotti letterari romani, dove avviò conversazioni con editori, giornalisti, scrittori. Frequentò, per esempio, Giuseppe Ungaretti e l’archeologo Massimo Pallottino; tra le sue amiche vi furono la giornalista Olga Ossani Lodi, la maestra e scrittrice Lola Bocchi – con la quale seguiva le conferenze del Lyceum – e l’attrice Paola Borboni. Anche il rapporto con Grazia Deledda si sviluppò in una profonda amicizia. 
L’archivio privato Crespellani-Mundula conserva una biografia inedita, Vita di Mercede Mundula, scritta da sua sorella Francesca (Cicita), dalla quale le nipoti hanno tratto alcune notizie pubblicate o presentate in occasione delle iniziative a ricordo di Mercede celebrate negli ultimi sessant’anni. 
L’intensa attività letteraria si interrompe bruscamente: Mercede si spegne prematuramente all’età di 57 anni. L'amata Cagliari la ricorderà con un premio letterario biennale e una meravigliosa terrazza nel quartiere Castello che portano il suo nome.

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