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mercoledì 9 aprile 2025

Il Giovedì

Già vispi fanciulli saltellano
Sul preto dell'erba fiorita,
Quai baldi puledri si lanciano
Al corso per l'erta salita,
E suonan le grida festose
Pe' campi olezzanti di rose.

E tutte al bel sole risplendono
Le bianche casette sui piani,
L'erbette che i venti carezzano,
Scintillan nei poggi lontani,
E tremolan chete le fronde
Tra il lene sussurro de l'onde

Nel ciel, nella terra è un tripudio;
Saltellan sui rami fronzuti
Gli augelli del bosco e cinguettano,
Or, dopo il lavoro, seduti
Del rivo sul margine erboso,
E' dolce, o miei bimbi, il riposo.

A voi folleggianti, lo spirito
Ritempri la gioia serena,
La luce v'irradii benefica,
Robusti vi renda l'arena,
E il sangue nel petto v'avvivi
La brezza dei liberi clivi.

Oh quanta si spande per l'etera
Gioconda allegrezza! Sul verde
Vigneto frondeggiano i pampini,
E giù nella valle si perde
Tra il dolce profumo che sale
Il canto di mille cicale.

Qua, vispi folletti, sul morbido
Tappeto dell'erba sedete.
Quei fior dai colori incantevoli
Cosparsi pei campi vedete?
Dell'uom più d'ogni opra ingegnosa
Un fiore e mirabile cosa.

E tutto il gran moto de gli esseri
Arcana sapienza rivela;
Il musco che a' sassi s'inerpica,
Il verme che in terra si cela
Son belli com'astro che splende
Per l'uom che i segreti ne intende:

O madre sublime, ineffabile
Divina natira, tu lieve
Fai il tedio dell'alma, a tuoi rivoli
Il vero infinito si beve,
E meglio che i libri vetusti
I bimbi fai saggi e robusti.

Com'arbor fronzula che i rigidi
Di borea ululati disfida,
Ai fiati soavi di zefiro
Par tutta gioiosa sorrida,
E i fior nascenti ristora
Al bacio di trepid'aurora;

Così nel bel viso s'imporpora
A voi dell'infanzia la rosa
E guizza il pensiero qual forgore,
O bimbi, se l'alma corrosa
Nel tedio da cura secreta
Co' dolci trastulli s'allieta.

Correte, saltate; la patria
Valenti e robusti vi vuole.
Il ver nella scola v'illumini,
E voi, forte e libera prole,
D'Italia ch'or ergersi ardita
La speme sarete e la vita.

Clinio Quaranta.

sabato 5 aprile 2025

La lavandaia

Splende il sol ne l'aprico orto e su i prati
Luglio ardente sfavilla;
Come neve montana,
De i panni sciorinati
il candor tra le siepi ispide brilla
E a'l lene gorgoglio della fontana
Canta, gioconda e gaia,

La lavandaia.

Canta, e il sudor da le gote scende
Come perle lucenti,
E le braccia protende
Candide e forti e stende e sbatte a i venti
I lenzuoli odorosi;
E l'aria di stornelli armoniosi
Empie, gioconda e gaia,

La lavandaia.

E il fumo sale in targhe spire a'l cielo
Da caldaia ardente
E il vapore fa velo
De l'acqua chiara a'l pullular frequebte:
Tutta vermiglia in viso
Attizza il fuoco e con dolce sorriso
Canta, gioconda e gaia.

La lavandaia.

Poi ne la tina la calda riversa
Lisciva gorgogliante,
Che i panni alti traversa
E ne'l catin ricade spumeggiante
Come cervogia bionda.
E' tutt'intorno una quiete profonda,
E canta, altera e gaia,

La lavandaia.

Su l'uscio indi se vien de la stanzetta
E il bucato rimira
Che le sue cure aspetta
Steso sull'erba e i bianchi panni stira
E li piega e compone
Ne la canestra che in capo pone:
Poi riede vispa e gaia.

La lavandaia.

Ed io, che di sua voce odo il sonoro
Trillo, dico: la gioia
E' questa del lavoro:
L'ozio nel cor porta tristezza e noia.
In sua virtù secura,
Come i panni odorosi ha l'alma pura
E canta, allegra e  gaia.

La lavandaia.

Clinio Quaranta.



martedì 1 aprile 2025

Neve di Febbraio.

Ne la vasta campagna
E' silenzio mortale:

Scende del verno la bianca compagna
Tacitamente pel cielo invernale,
E augel non batte l'ale;

Piomba il torrente nella valle scura
Con rumor sordo che mette paura,
Mute, bianche e deserte
Son le vie del paese,
Le campagne di neve ricoperte
Sembrano paurose ombre distese
In lontananza. E' un mese
Che nevica, e sfinito in su lo strame

Giace coi figli il povero ha fame.
O bimbi fortunati,
Ch'entro sale dorate
Lietamente vivete, carezzati
Da una madre amorosa, or voi pensate
Alle capanne buie e desolate,
Ove la madre e i figli a poco a poco
Mancar si vede, e non han pan nè fuoco.
E' come fior gentile
Che sboccia a mezzo il vierno
La carità d'una mano infantile;
Chè al mondo il riso e il pianto han molto alterno
Per voler superno.
Ma il sol già torna e si scioglie la neve:
Bambini, chi ben fa, ben riceve.

Clinio Quaranta

lunedì 31 marzo 2025

Il Fiore




Splende il sole di maggio
Ne'l cielo azzurro,
Fan le foglie de'l faggio
lene un sussurro.
Il ruscello tra' sassi
Corre e gorgoglia
E sui margini bassi
L'erba germoglia
Verde, fresca,odorosa,
Un picciol fiore
Diffonde per l'erbosa
Piaggia l'odore.
Io, ne la mano il volto
In su la sponda
Il frettoloso ascolto
Correr dell'onda:
E penso o fiorellino
Solingo, a'l mio
Adorato bambino
E lui desio,
Lui che il cor mi consola,
Sì bello e saggio
E va lieto alla scuola
De'l mio villaggio.
O fior primaverile,
Egli è vermiglio
E come te gentile
E ha odor di giglio.
Da te lungi la ria
Bufera algente,
O fiore, e sempre ei sia
Lieto e innocente.


Clinio Quaranta.

Clinio Quaranta

 




(Zagarolo, 07/09/1857 – Roma, 15 /12/1929)
è stato un insegnante e storico italiano
.

Compì gli studi ginnasiali nel Seminario di Civitavecchia e quelli liceali all'Apollinare di Roma.Insegnò alle scuole elementari di Zagarolo per nove anni, poi conseguì la laurea in lettere al Magistero di Roma, passando così all'insegnamento nelle scuole medie, quale professore di storia e geografia nella Scuola Normale e poi letteratura italiana nella Scuola Tecnica di Velletri. Nel 1902 fu nominato Provveditore agli Studi di Sassari; chiamato successivamente ad altri incarichi nell'ambito del Ministero dell'Istruzione, nel 1919 fu nominato Provveditore agli Studi di Roma.Sposa Maria Gerosi dalla quale ha tre figli, Dante, Artemia e Alighiero, morto nel 1904 a Sassari.Ha lasciato numerose traduzioni di opere letterarie dal latino, dal greco e dal tedesco.Ha curato una versione ritmica delle Liriche di Orazio Flacco Quinto, ha tradotto in terza rima Le Bucoliche di Virgilio, ha tradotto in versi gli Epigrammi di Marco Valerio Marziale, Le Odi di Anacreonte, Le Ballate di Johan Wolfgang von Goethe ,ballate, romanze, poesie di August von Platen-Hallermünde.Di lui restano diciannove opere letterarie, di cui tredici presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, nonché innumerevoli scritti, saggi e memorie pubblicati su varie riviste e giornali dell'epoca. Ha scritto 56 sonetti inediti in dialetto tiburtino e molte rime in dialetto zagarolese. Sono stati recentemente rinvenuti trecento sonetti inediti, scritti in lingua italiana di suo pugno e firmati, le traduzioni in versi, anch'esse inedite, di cinque opere di Goethe, ricche di note storiche e filologiche. Insigne dantista, per due dei suoi figli scelse i nomi di Dante e Alighiero.Il 1º dicembre 1929 è stato pubblicato il suo ultimo scritto "Vita intima di Garibaldi a Caprera - ricordi e racconti di testimoni oculari".

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