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venerdì 31 marzo 2023

I tuoi occhi


I tuoi occhi sono la patria
del lampo e dello strappo,
parlare in silenzio,
tempeste senza vento,
mare senza onde, uccelli imprigionati,
bestie dorate dormienti,
topazio malvagio come verità,
autunno in una radura della foresta
dove la luce canta sulla spalla
di un albero e tutte le foglie sono uccelli,
spiaggia quella mattina
trova occhi costellati,
cesto di frutti di fuoco,
bugia che nutre,
specchi di questo mondo,
porte dell'aldilà,
calma pulsazione del mare a mezzogiorno,
lampeggiante assoluto, deserto.
 
Octavio Paz


lunedì 11 ottobre 2021

1990 premio Nobèl saggista messicano: Octavio Paz.

 1990 - Per la prima volta nella sua storia il premio Nobèl viene assegnato ad uno scrittore, poeta, saggista messicano: Octavio Paz.

 

Ascoltami 
 
Ascoltami come chi ascolta piovere,
né attenta né distratta,
passi lievi, pioviggine,
acqua che è aria, aria che è tempo,
il giorno non finisce di andarsene,
la notte tuttavia non arriva,
figure della nebbia
voltano l’angolo,
figure del tempo
nell’ansa di questa pausa,
ascoltami come chi ascolta piovere,
senza ascoltarmi, ascoltando quel che dico
con gli occhi aperti verso dentro,
addormentata e vigili i cinque sensi,
piove, passi lievi, rumori di sillabe,
aria e acqua, parole che non pesano:
quel che fummo e siamo,
i giorni e gli anni, questo istante,
tempo senza peso, pesantezza enorme,
ascoltami come chi ascolta piovere,
riluce l’umido asfalto,
il vapore si alza e cammina,
la notte si apre e mi guarda,
sei tu e la tua forma di vapore,
tu e il tuo volto di notte,
tu e i tuoi capelli, lampi lenti,
traversi la strada ed entri nella mia fronte,
passi d’acqua sopra le mie palpebre,
ascoltami come chi ascolta piovere,
l’asfalto riluce, tu traversi la strada,
è la nebbia errante della notte,
è la notte addormentata nel tuo letto,
è l’onda del tuo respiro,
le tue dita d’acqua bagnano la mia fronte,
le tue dita di fiamma bruciano i miei occhi,
le tue dita d’aria aprono le palpebre del tempo,
sorgere di apparizioni e resurrezioni,
ascoltami come chi ascolta piovere,
passano gli anni, tornano gli istanti,
ascolti i tuoi passi nella stanza vicina?
non qui né lì: li ascolti
in un altro tempo che è proprio ora,
ascolta i passi del tempo
inventore di spazi senza peso né luogo,
ascolta la pioggia scorrere per la terrazza,
la notte è ormai più notte fra gli alberi,
fra le foglie si è annidato il fulmine,
vago giardino alla deriva
- entra, la tua ombra copre questa pagina.
Octavio Paz

martedì 31 marzo 2020

Temporale


Nella montagna nera
il torrente delira a voce alta
a quella stessa ora
avanzi tra precipizi
nel tuo corpo sopito
Il vento lotta al buio col tuo sogno
boscaglia verde e bianca

quercia fanciulla quercia millenaria
il vento ti sradica e trascina e rade al suolo
apre il tuo pensiero e lo disperde
Turbine i tuoi occhi
turbine il tuo ombelico
turbine e vuoto
Il vento ti spreme come un grappolo
temporale sulla tua fronte

temporale sulla tua nuca e sul tuo ventre
Come un ramo secco
il vento ti sbalza
Nel tuo sogno entra il torrente
mani verdi e piedi neri
rotola per la gola
di pietra nella notte
annodata al tuo corpo
di montagna sopita
Il torrente delira
fra le tue cosce

soliloquio di pietre e d'acqua
Sulle scogliere
della tua fronte passa
come un fiume d'uccelli
Il bosco reclina il capo
come un toro ferito
il bosco s'inginocchia
sotto l'ala del vento
ogni volta più alto
il torrente delira
ogni volta più fondo
nel tuo corpo sopito
ogni volta più notte.
Octavio Paz

La poesia


Octavio Paz





È considerato il poeta di lingua spagnola più importante della seconda metà del Novecento. Nell'arco dell'intero secolo è superato per fama solo da Juan Ramón Jiménez, Vicente Huidobro, Jorge Luis Borges, César Vallejo e Pablo Neruda. Paz, una delle figure più importanti della letteratura contemporanea, sia come poeta che come saggista, visse a lungo in Spagna, dove sostenne la lotta dei repubblicani durante la Guerra civile spagnola (anche se, in seguito, prenderà le distanze dal comunismo), e in Francia, dove ebbe modo di avvicinarsi al surrealismo. Durante la permanenza in Francia lavorò a fianco di André Breton e Benjamin Péret. Nel 1945, Paz entrò nel servizio diplomatico messicano. In quell'epoca, Paz scrisse Il labirinto della solitudine, un saggio sull'identità messicana. Si sposò con Elena Garro, dalla quale ebbe una figlia. Ottenne il posto di ambasciatore in Messico e in India nel 1962. Lasciò l'incarico nel 1968, dopo il Massacro di Tlatelolco. Nel 1956 vince il Premio Xavier Villaurrutia e nel 1981 a Paz fu conferito il Premio Cervantes.

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