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giovedì 6 agosto 2026

Era mia

Era mia
La casa ove trascorsi i più begli anni
della mia solinga giovinezza....
la casa del color dei lampi
dietro il borgo fuligginoso,
con, a fianco, il fienile arioso,
il prato con la vasca, e i campi;
la dolce casa, lunga come un convento,
con la sua meridiana tranquilla
simile ad un ombrello lilla
rovesciato da un colpo di vento;
dalla quale vedevo trasparire
il cimitero rose, laggiù,
con i miei morti, tra cui non ho più
il diritto di scendere a dormire;
un altro se l'è presa, m'ha scacciato
di là; m'ha detto:_Qui comando io!
Tu, tu vattene con Dio._
Poi, l'uscio in faccia m'ha serrato,
nessuno mi ha guardato per la via.
Un più grande strazio no soffrì
chi non può dir così:
_Era mia! Era mio il prato,
che aveva tanti fiori in mezzo al fieno
da poter tessere un arcobaleno,
da poter trapuntare uno stellato.
Erano miei quegli alberi d'ambra e d'argento,
dolci come quei campanili nuovi;
quelle macchie di spini e rovi,
quei campi a canapa e frumento!
Per me si seminava la maciulla
masticava per me, si trebbiava per me.
Aravano per me i miei buoi, solo per me.
Ed ora no ho più nulla, più nulla....

Corrado Govoni

lunedì 27 luglio 2026

Contrasto

Contrasto
Là in fondo è il temporale nero.
Chissà, laggiù, quanta tempesta
sopra i poveri campi,
sopra il vano cresciuto raccolto,
e ancora lo scotimento del tuono
e ancora lo sbattimento dei lampi!
Qua, nel cielo quasi sereno,
tutto quel groppo cattivo già sciolto,
e, dietro il fienile, questa gioia, questa festa
dell'arcobaleno,
questo odore di fresco e di buono.
Laggiù, tutto sprofondato
dentro abissi tenebrosi;
qua, il dolce violastro velo
del crepuscolo, ricamato
d'aree case, d'alberi vaporosi,
e questa allodola che porta sù, la terra, in cielo.

Corrado Govoni

venerdì 24 luglio 2026

Il calabrone





Questo ispido villoso calabrone
l’ho trovato fradicio
di polline e rugiada
nella campana d’un fiore arancione.
Zampettava di qua e di là, ronzando
per uscire, ma non trovava più la strada.
Lo tirai fuori, ed ora è lì che vola
in un raggio di sole tutto d’oro:
come un ubriacone
che s’alza dal marciapiede
e s’incammina malsicuro borbottando.

Corrado Govoni

lunedì 11 agosto 2025

La bontà dell'elemosina

E' tanto poca l'elemosina
che voi fate a quel vecchi cieco,
assorto nella notte rassegnata
della sua infelicità
a seder sui gradini d'una chiesa!
Ma il triste dolce suono
che manda il vostro soldo, nel cadere
nella ciotola che vi è tesa,
basta a riempirvi l'anima di gioia,
basta a soffondere il vostro dolore
di pace e di bontà;
come basta una goccia di liquore
a tinger tutta l'acqua d'un bicchiere,
e il fuoco vagabondo d'una lucciola
a segnare un cammino luminoso
nella più tetra oscurità.

Corrado Govoni.

venerdì 8 agosto 2025

Felicità

Non so perchè,questa mattina sono felice.
Ho forse udito per le vie del borgo
la voce del postino?
Aprendo la finestra verde
ho sentito che son nati i rondinini?
Ho visto i gusci d'uovo sopra il marciapiede?
Ho ascoltato il maialino
grugnire contro l'uscio del porcile
dalla gioia sentendo mia madre
che attraversava il cortile
con la secchia di broda calda?
Ho visto la moglie del boaro
cavar dal forno
le croci rosee del pane?
O i buoi bianchi
che tornanavano dai campi
col carro rosso pieno di lupinella.
O il vecchio venditore ambulante
che pesava sull'aia a un contadino
le ciliegie nella sua bilancia tremante?
E' arrivato l'arrotino
col suo umido cestello?
Dietro il fienile il cordaio
ha drizzato il suo mulinello?
Son felice
forse perchè laggiù lontano
il cuculo, questo grigio gabbiano
del mare verde oscuro
della canepa
S'interroga da sè e si risponde,
perchè le spighe del grano maturo
sono come treccine bionde.

Corrado Govoni.


venerdì 25 aprile 2025

I filugelli




Gran mangiare, gran dormire! I filugelli
s'imboscarono alfine tra i fastelli.

Ghiande d'oro divennero filando.
Le fanciulle or le colgono cantando.

Chi va, chi viene, come ad una festa:
ognuna ha la sua bionda corba in testa.

Come! Su brulle scope di brughiera
tanti frutti di seta in primavera?

Cantano le fanciulle innamorate.
Pare, il granaio, l'orto delle fate.

Corrado Govoni

sabato 14 maggio 2022

RONDINI


«Son tornate le rondini al lor nido
sotto la gronda de la tua finestra...»
Dunque è vero ch'io sono dal mio nido
così lontano, da la mia finestra!
Dunque è vero ch'io ancora mi confido
de la speranza che mi sequestra
da te lontano, ed i miei giorni affido
del destino a l'instabile balestra!
Le rondinelle àn fatto già ritorno
al loro nido placido e sicuro
sotto il mio cornicione logorato...
O mamma, mamma, quando verrà il giorno
che gettandomi al tuo collo puro
potrò gridarti: - anch'io son tornato! -
 
Corrado Govoni

 

domenica 31 ottobre 2021

Le cose che fanno la domenica

 

L’odore caldo del pane che si cuoce dentro il forno.
Il canto del gallo nel pollaio.
Il gorgheggio dei canarini alle finestre.
L’urto dei secchi contro il pozzo e il cigolìo della puleggia.
La biancheria distesa nel prato.
Il sole sulle soglie.
La tovaglia nuova nella tavola.
Gli specchi nelle camere.
I fiori nei bicchieri.
Il girovago che fa piangere la sua armonica.
Il grido dello spazzacamino.
L’elemosina.
La neve.
Il canale gelato.
Il suono delle campane.
Le donne vestite di nero.
Le comunicanti.
Il suono bianco e nero del pianoforte.
Le suore bianche bendate come ferite.
I preti neri.
I ricoverati grigi.
L’azzurro del cielo sereno.
Le passeggiate degli amanti.
Le passeggiate dei malati.
Lo stormire degli alberi.
I gatti bianchi contro i vetri.
Il prillare delle rosse ventarole.
Lo sbattere delle finestre e delle porte.
Le bucce d’oro degli aranci sul selciato.
I bambini che giuocano nei viali al cerchio.
Le fontane aperte nei giardini.
Gli aquiloni librati sulle case.
I soldati che fanno la manovra azzurra.
I cavalli che scalpitano sulle pietre.
Le fanciulle che vendono le viole.
Il pavone che apre la ruota sopra la scalèa rossa.
Le colombe che tubano sul tetto.
I mandorli fioriti nel convento.
Gli oleandri rosei nei vestibuli.
Le tendine bianche che si muovono al vento.

-- Corrado Govoni --


venerdì 29 ottobre 2021

Dopo il temporale

Dopo il temporale

La bufera è lontana.
Sull'aia allegri cantano i galletti
ancora, sul selciato, i tetti
grondano dell'acqua piovana.

Ma ora gioca rabbonito il vento
con i pioppi. Felice
d'essr salvo, benedice
benedice, il frumento.

Questa sera offrirà un banchetto
alle sue buone lucciole veglianti;
fra l'attenzione degli astanti
farà un brindisi l'usignolo.

E, senza distinzione
di parte, i grilli batterano le mani,
i papaveri veterani
piangeramnno dall'emozione.

Oh che gioia! Una banda di turchini
convolvoli strombetta,
davanti alla mia casetta
in un circol di fiori contadini.

Giocattoli degli angeli, leggeri
s'alzano i cervi volanti;
tintinnan per le vie, festanti.
i sonagli dei carrettieri.

Là dietro la bufera,
sventola l'arcobaleno;
sopra il villaggio, nel sereno,
si dondola la squilla della sera.

 

Corrado Govoni.

mercoledì 14 aprile 2021

La Primavera del Mare



Anche il mare ha la sua primavera:
rondini all'alba ,lucciole alla sera.
Ha i suoi meravigliosi prati
di rosa e di viola,
che qualcuno invisibile, là, falcia,
e ammucchia il fieno
in cumuli di fresche nuvole.
Si perdon le correnti
come pallide strade
tra le siepi dei venti,
da cui sembra venire,nella pioggia,
come un amaro odore
di biancospino in fiore.
E certo,nella valle più lontana,
un pastore instancabile tonde
il suo gregge infinito di onde,
tanta è la lana
che viene a spumeggiare sulla riva.
 
C.Govoni

 

lunedì 25 gennaio 2021

mercoledì 30 ottobre 2019

Autunno


lo canto te, o grave autunno:
con la tua frutta squisita,
che pende dai rami brulla
come una felicità compìta;
le monotone piogge
che rigano le gote dei pallidi vetri
e intirizziscono l'anime;
le implacabiLi nebbie
che sfuman come un inodoro incenso
e restringono attorno a noi il mondo,
ed i nobili corvi
sempre vestiti a lutto stretto;
i poveri campo santi,
pieni di corone variopinte,
tristi girandole di fiori sulle tombe.
Senza rimpianti cadono le foglie.
Sonnecchia il sole
sulle deserte soglie.
Ma perché il cuore si duole?
Perché l'anima si rattrista?
Corrado Govoni.

martedì 29 ottobre 2019

Un giorno di vacanza



Oh, come tutto era bello allora, e importante!
Il cielo turchino con le nuvole bianche,
la via maestra piena di polvere e di sole,
il campanile grigio che traspariva
tra le robinie altissime fiorite,
il prato con le margherite,
il rombo del treno sul Po,
il canto del rigògolo lontano
come un fischio d’intesa ripetuto invano.
Il giorno di vacanza era aspettato
come l’arrivo della più grande felicità;
nessun piacere superava quello d’andare
a suonar le campane con gli amici,
di tenersi stretti alle corde
e sentirsi tirare in su,
nella camera oscura del campanile,
dalla campana che rintoccava lassù,
più alto delle nuvole, invisibile come l’allodola;
o di tirare il mantice affumicato
dal fabbro ferraio che, ansando,
batteva in cadenza col garzone,
con la mazza pesante
sul ferro lampeggiante dell’incudine.
Si andava a cogliere more,
le più nere e saporite,
intorno al roseo muro del cimitero…
 
 Corrado Govoni

La pioggia è il tuo vestito


La pioggia è il tuo vestito.
Il fango è le tue scarpe.
La tua pezzuola è il vento
.

Ma il sole è il tuo sorriso e la tua bocca
e la notte dei fieni i tuoi capelli.
Ma il tuo sorriso e la tua calda pelle
è il fuoco della terra e delle stelle
C.Govoni

Corrado Govoni



(Copparo, 29 /10/1884 – Lido dei Pini, 20 /10/1965)
è stato un poeta italiano.
Dopo una prima esperienza crepuscolare aderì al futurismo, staccandosene in seguito per tentare la prosa e il teatro.Govoni nacque a Tàmara, una frazione del comune di Copparo, in provincia di Ferrara, da una famiglia di agricoltori benestanti, e, senza compiere studi regolari, iniziò a lavorare nell'azienda familiare. Esordì giovanissimo, già nel 1903, pubblicando a sue spese, presso la casa editrice Lumachi di Firenze, due raccolte di versi intitolati Le fiale e Armonie in grigio e in silenzio, nelle quali prevalgono i toni crepuscolari. Dopo la pubblicazione de Le fiale si dedicò soprattutto all'attività di scrittore, collaborando alle riviste Poesia, Lacerba, e Riviera Ligure. Le raccolte che seguirono, nel 1905 e nel 1907, Fuochi d'artificio e Gli aborti, segnano l'inizio del suo accostarsi al Futurismo. Dopo il trasferimento a Milano, capitale dell'avanguardia, strinse rapporti con Filippo Tommaso Marinetti e aderì con entusiasmo al movimento. Ma non fu un'adesione vera e propria: nonostante qualche concessione al gusto futurista nelle successive raccolte, Poesie elettriche del 1911 e Rarefazioni e parole in libertà del 1915, egli stesso definì tale adesione "un gioco", e la sua poesia restò essenzialmente ispirata alla natura e alla vita dei sensi. Nel frattempo si era sposato con una donna di nome Teresa, dalla quale avrebbe avuto tre figli: Aladino Govoni (futura vittima alle Fosse Ardeatine), Ariel e Mario. Ne L'inaugurazione della primavera, del 1915, il rapporto fra sensi e cose si fa particolarmente evidente, e il poeta supera anche il crepuscolarismo di maniera per attingere a un crepuscolarismo intimo, personale. Dal 1916 divenne collaboratore della rivista napoletana Diana che fu una delle prime ad aprirsi all'esperienza ermetica. Nello stesso anno, ritornato a Ferrara, fu costretto a vendere i suoi poderi e a dedicarsi ai mestieri più vari. Il primo periodo govoniano si conclude con l'antologia da lui curata e intitolata Poesie scelte, pubblicata a Ferrara nel 1918. Nel 1919 si era trasferito a Roma, dove, dopo la rivoluzione fascista, ottenne un impiego al Ministero della Cultura popolare. Per qualche anno fu vicedirettore della sezione del libro alla SIAE, poi segretario del Sindacato Nazionale Scrittori e Autori. Sono questi gli anni delle sue migliori opere narrative. Grato al fascismo per l'opportunità di lavoro, scrisse un poemetto in lode a Mussolini. Ciò nonostante, il figlio Aladino Govoni, che faceva parte di Bandiera Rossa Roma, fu fucilato dai tedeschi alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Nacque quindi Aladino (1946): un Govoni diverso, sconvolto dalla tragedia, che esprime il suo dolore con toni duri e talora violenti. Nel dopoguerra lo scrittore si trovò in precarie condizioni economiche e dopo un periodo di disoccupazione accettò un impiego presso un ministero come protocollista, trascorrendo la sua vita tra la capitale e Marina di Tor San Lorenzo. Negli ultimi anni della sua vita Govoni diresse la rivista Il sestante letterario da Lido dei Pini, presso Roma, dove dimorava. Qui, segnato da una malattia agli occhi che lo aveva quasi condotto alla cecità, si spense nel 1965.

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