Io piansi un tempo, come volle Amore
la tardità delle promesse sue,
e quel che interveniva ambo noi due,
a me del danno, a lui del suo onore.
Or piango come vuole il mio errore,
ché il tempo fugge per non tornare piue,
e veggio esser non può quel che già fue;
or questo è quel ch'ancide e strugge il core.
Tant'è il nuovo dolor maggior che 'l primo,
quanto quello avea pur qualche speranza:
questo non ha se non pentersi invano.
Così il mio error fra me misuro e stimo,
e piango, e questo pianto ogni altro avanza,
la condizion del viver nostro umano.
Lorenzo De' Medici

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