Janusz Korczak, nome d'arte di Henryk Goldszmit
(Varsavia, 22 luglio 1878 – Campo di sterminio di Treblinka, 6 agosto 1942),
è stato un pedagogista, scrittore e medico pedagogo di origine ebraica, vittima della Shoah
Quando vide i suoi bambini — gli orfani che aveva cresciuto, amato, protetto — in fila, spaventati, con le mani strette l’una all’altra, capì che non sarebbe mai salito su un treno diverso dal loro.
Aveva dedicato tutta la sua vita agli orfani di Varsavia, costruendo per loro una casa dove non esistevano punizioni, ma solo rispetto e ascolto.
Li educava alla libertà, alla gentilezza, al coraggio di pensare da soli. Diceva:
“Non esistono bambini cattivi. Esistono solo bambini tristi.”
Quando scoppiò la guerra, il suo orfanotrofio fu rinchiuso nel ghetto di Varsavia.
La fame, le malattie, il terrore divoravano tutto. Ma Korczak continuava a insegnare come se fuori non ci fosse l’inferno intorno a loro.
Inventava giochi, raccontava fiabe, scriveva un giornale con loro.
Ogni sera li metteva a letto, coprendoli uno a uno e sussurrando:
“Siete il bene che il mondo ha dimenticato.”
Il 5 agosto 1942 arrivarono i soldati tedeschi.
L’ordine era chiaro: deportare tutti i bambini verso l’Umschlagplatz, il punto di raccolta per i treni diretti ai campi di sterminio.
A Korczak fu offerta la salvezza più volte. Era conosciuto, rispettato, ammirato.
Ma lui rifiutò. Ogni volta.
Indossò il cappotto migliore, prese per mano i più piccoli e guidò i suoi cento orfani in silenzio per le strade del ghetto. Camminava a testa alta, come un maestro che accompagna la sua classe in gita.
Solo che quella gita finiva nei vagoni piombati diretti a Treblinka. Nessuno fece ritorno.
Dopo la guerra, alcuni testimoni raccontarono che, fino all’ultimo, Korczak cercò di calmare i bambini raccontando una storia.
Una storia senza soldati né fucili. Solo un lungo viaggio verso un luogo pieno di luce. Janusz Korczak morì con loro, per scelta. E quella scelta — silenziosa, immensa, senza clamore — resta una delle più grandi lezioni di umanità mai scritte.
Perché un vero maestro non abbandona mai i suoi alunni.
Nemmeno quando la campanella suona per l’ultima volta.
Yad Vashem a Gerusalemme, ha dedicato all'educatore ebreo polacco una piazza e un monumento opera dello scultore Boris Saktsier. L'imponente opera in bronzo rappresenta il volto intristito dell'educatore ed una grande mano che abbraccia i "suoi" bambini in segno di protezione


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