Il mondo ha cambiato vestito:
s’è messo un gran camice bianco,
un camice lungo, infinito.
Il cielo lo tesse, mai stanco;
lo tesse con l’arte sua lieve
a piccoli fiocchi di neve.
C’è un vasto silenzio di pace,
e sotto la coltre la terra
si stende, beata. Le piace
quel bianco, che tutta la serra,
scendendo con mite brusìo
a darle la quiete e l’oblìo.
C’è un’aria di calma modesta
per tutto, vicino e lontano.
È l’umile, candida festa
che il monte affratella col piano,
che il tetto del povero ha reso
così come quello del Creso.
C’è un’aria di fiaba e leggenda,
ricordi del vecchio Natale;
e pare che un velo si stenda
su tutto un passato di male.
I bimbi fan palle di neve;
lo sci vola libero, lieve …
Il mondo s’è fatto un gran giuoco,
un dolce maestoso di panna.
Sta l’uomo vicino al suo fuoco,
e niente, in quell’ora, lo affanna.
La terra s’addorme incantata.
Tu vegli, montagna serena,
e chiedi alla notte stellata
che venga l’oblìo d’ogni pena.
Dal cielo, in quell’ora, qualcosa
discende d’eterno, di lieve:
e guarda se il mondo riposa
nel bianco suo sogno di neve.
Qualcosa d’eterno, che sfiora
la terra con luce d’aurora.

Nessun commento:
Posta un commento