Come un drago il temporale
scuro monta per il golfo
e sviluppa le sue ale.
Dalle nari fumo e zolfo,
dagli occhi schizza lampi,
ed abbaglia case e campi.
Dentro il ciel con sette ruote
muto aggirasi, e poi romba,
e col rombo il colle scuote;
poi su' tetti a un tratto piomba
crepitando, e tra' bagliori
graffia i vetri, e soffia: <<Muori!>>.
E il bambino che lo vede
dalla cuna, e che lo sente,
trasalisce di repente,
e alla mamma aiuto chiede.
E al suo collo savviticchia,
mentre il drago picchia picchia.
Ma, baciandolo sugli occhi:
_Non temer, tesoro caro_
ella dice_ch'ei ti tocchi.
Tu non sai che buon riparo
contro l'unghia della fiamma
sia la guardia della mamma..._
Il bambino s'addormenta.
Ella schiude la finestra.
C'è un odor fresco di menta
dentro l'aria, e di ginestra.
Pace immensa. E sulla cuna
posa, l'impida, la luna.
Angiolo Silvio Novaro
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