Stephan Bibrowski, meglio conosciuto come Uomo-Leone
Appena venuto al mondo, il suo corpo era ricoperto da una fitta peluria bionda, dalla testa ai piedi. Sua madre non pensò a un miracolo. Non chiese spiegazioni mediche. Pronunciò solo una parola: "abominio". Questa sua particolarità era probabilmente dovuta ad una rara malattia chiamata ipertricosi. Lo cedette a un impresario, un uomo che non vide in lui un figlio…ma un affare da esibire. Lo portò di città in città, esposto in fiere come una creatura da leggenda oscura. Lo chiamavano “Il Bambino con il Viso da Leone”. Le folle accorrevano per vedere quel “mostro” di cui tutti parlavano, quell’essere che sembrava uscito da una favola stregata. Nel 1901 attraversò l’oceano. Negli Stati Uniti, attirò subito l’attenzione del celebre circo Barnum & Bailey, che lo trasformò in una delle sue stelle. Con il nome di Lionel, veniva presentato come: “metà uomo, metà leone”. Per oltre vent’anni fu sotto i riflettori: tra luci, palcoscenici e sguardi carichi di stupore… o pietà. Ma dietro quella chioma selvaggia, non c’era una bestia. C’era un uomo gentile, colto, dal tono di voce pacato. Parlava cinque lingue, leggeva con passione, sognava — in silenzio — una vita semplice, lontana dalla ribalta. Il suo sogno più grande? Diventare dentista. Ma quel sogno non si realizzò mai. Visse la sua intera esistenza come un’attrazione da circo, ma morì come un essere umano straordinario, che resistette al rifiuto, allo sfruttamento e al giudizio superficiale del mondo. Perché Stephan Bibrowski non fu mai una bestia. Fu un uomo luminoso, nascosto dietro la pelle che lo rendeva diverso, ma che non riuscì mai a spegnere la sua anima. Verso la fine degli anni venti Bibrowski si ritirò dalla sua carriera da baraccone e si trasferì in Germania a causa di un arresto cardiaco, all'età di 41 anni.


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