martedì 29 luglio 2025

Il vagabondo

I miei calzoni portano ai ginocchi
due belle toppe, imposte alle rotelle
come gli occhiali intrepidi sugli occhi:
disdegniano le seriche bretelle
e vogliono per cingolo la soga
che, insieme col ventricolo, li affoga.

Le suole delle scarpe me l'ha fatte
la madre terra col suo fango giallo:
martello è il piede, e le ritempra e batte
a passo a passo;
e quando annaspo e ballo
per varcare la siepe in mezzo al rovo,
con schegge e spine me le inzeppo e inchiovo.

Il mio paracqua è un cupo firmamento
con cento stelle ed una goccia a stella:
me lo contende nella mano il vento
mentre me lo trapunge l'acquarella;
ma se lo chiudo sbatte nel suo grembo
l'ala del vento, presa per un lembo.

Il mio mantello me l'ha fatto il ragno
al tacito telaio a dieci braccia:
agli orli, come fiori di castagno,
pendono in bella frangia le sfilaccia...
Non sembro un re? Mi segue la coorte,
dietro, al galoppo, delle foglie morte.

Nicola Vernieri

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