E sorge la luna
arrotata sul monte.
Foglie d’ebano si conoscono gli alberi
alla sfera d’argento.
In un cielo nemico ai sensi,
gela la luce;
toglie le valli e i fiumi
dalla memoria;
li addormenta a un canto dell’occhio,
veli, fili lucenti.
Ma il ricordo degli anni
del nostro amore,
in petto i vivi palpiti ridesta.
E riodo la voce
calmata dentro il romito stormire
delle selve, e risento
della tua mano accolta nella mia
il leggero calore.
Come labile allora, quasi un lieve
alito di tua vita; e m’è rimasto
nel sangue, e vince il gelo
dell’alta notte, e ferma
il tempo che ora, nell’azzurro calice
dello spazio deserto,
inconsistente e taciturno esala.
Luigi Fallacara

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