venerdì 21 agosto 2026

Il pudore.

Il pudore.

Una parola che abbiamo quasi cancellato dal nostro vocabolario, come se appartenesse a un mondo antico. E invece il pudore è una delle più grandi conquiste dell’essere umano.
Non è vergogna.
Non è moralismo.
Non è repressione.
È il senso del limite.
Pensate al dolore.
Tutti vorremmo eliminarlo. Eppure senza dolore ci bruceremmo una mano senza accorgercene, cammineremmo su una gamba rotta, moriremmo senza capire che il nostro corpo ci sta chiedendo aiuto.
Il dolore è un allarme.
È il custode della vita.
Il pudore svolge lo stesso compito per la nostra anima.
Ci avverte quando stiamo trasformando ciò che è prezioso in qualcosa di banale. Quando stiamo svendendo la nostra intimità per qualche secondo di attenzione.
Per questo il pudore non limita la libertà.
La protegge.
Perché la vera libertà non è fare tutto.
È sapere fin dove spingersi senza perdere se stessi.
POST 2
La trasgressione è bellissima.
Sì, bellissima.
Ma solo finché esiste il pudore.
Il primo bacio emoziona perché arriva dopo l’attesa. Un corpo emoziona perché prima era custodito. Il desiderio nasce dal mistero.
Se invece tutto viene mostrato, continuamente, il mistero scompare.
E con lui scompare anche l’emozione.
Allora l’asticella si alza.
Non basta più un bikini.
Non basta più una provocazione.
Non basta più una fotografia.
Serve sempre qualcosa di più.
Più pelle.
Più eccesso.
Più rumore.
È la legge dell’assuefazione.
La stessa delle dipendenze.
Così il corpo, da linguaggio dell’anima, diventa merce. Il valore non è più nella persona, ma nelle visualizzazioni. L’intimità diventa contenuto. La dignità viene misurata in like.
Forse la vera rivoluzione, oggi, non è avere il coraggio di mostrarsi.
È avere il coraggio di custodire.
Perché il pudore non nasconde la bellezza.
Le restituisce valore. Federico Quaranta

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