L’AZZURRO
Chiedo perché la bella età si celi
o negli anni futuri o nei passati;
chiedo qual cara illusïone ornati
gli abbia co’ suoi dïamantini veli:
per qual virtù sien di zaffiro i cieli
e in dolci lapislazzuli stemprati
i monti; e, in tersa calma addormentati,
sien mari e laghi a quel color fedeli.
Voce discreta all’anima susurra:
-
Non l’orizzonte è azzurro, od i profili
delle nostre montagne; e non è azzurra
la gioventù, l’amore e la speranza,
la gioia ancor non nata e i püerili
sogni del core: azzurra è la distanza.
–
Né s’inzaffira il ciel, né l’oceàno,
ma ogni profondit
à chiara e tranquilla:
è il loro esser dïafano e lontano,
che in turchina apparenza al guardo brilla.
Dell’anima così nella pupilla,
se non l’appanna un turbamento umano,
s’incolora di cerula favilla
l’eterno, l’invisibile, l’arcano.
L’amorosa preghiera
agita l’ale
verso il divo sereno, e l’uom si crede
partecipe alla vita siderale.
Che val se ha fermo sulla terra il piede,
dacché tra la sua vista e l’immortale
un cilestrino vel solo intercede
Oh che gentil varïetà m’appare
nelle tinte azzurrine
!
Ha un bel pallore
d’orïental turchese il piccol fiore,
che un amante chiamò: non mi scordare.
E in foco di zaffiro usa brillare
il fioraliso nell’estive aurore,
siccome gemma pronuba d’amore,
se ondeggia e freme delle ariste il mare.
Ma io amo l’azzurr
o e cupo e nero,
l’azzurro della notte e della morte,
l’azzurro del silenzio e del mistero.
Ché della santa eternità le porte,
diamantate di stelle e aperte al vero,
varco allora con fede agile e forte.

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