giovedì 30 ottobre 2025

Salvatore Di Giacomo

Salvatore Di Giacomo 
(Napoli, 12 marzo 1860  Napoli, 5 aprile 1934)
è stato un
 poeta, drammaturgo e saggista italiano.

Fu autore di notissime poesie in napoletano (molte delle quali poi musicate) che costituiscono una parte importante della poesia e della musica partenopea e insieme campana. È molto apprezzato come novelliere nero. Insieme ad Ernesto MuroloLibero Bovio e E. A. Mario è stato un artefice della cosiddetta epoca d'oro della canzone napoletana. Dopo aver conseguito la licenza liceale presso il Vittorio Emanuele, frequentò per volere del padre la facoltà di Medicina. Di Giacomo non aveva alcun interesse per gli studi cui era stato indirizzato, tanto che nello ottobre 1880 abbandonò l'università in seguito a un celebre episodio che egli stesso descrisse sei anni più tardi. Di Giacomo si sentiva attratto dalla letteratura e dalla critica letteraria. Alleggerito del fardello di studi coatti, poté cercare di realizzare i propri desideri. Si rivolse così al Corriere del Mattino, diretto da Martino Cafiero. La collaborazione cominciò con «alcune novelle di genere tedesco», ispirate principalmente alla coppia Erckmann-Chatrian. Cafiero e Federigo Verdinois, che si occupava della parte letteraria, sospettarono potesse averle tradotte. Di Giacomo fu costretto a scriverne altre per dimostrarne l'autenticità, e al tempo stesso ricevette uno sprone a proseguire nell'attività di novelliere. Dopo alcuni mesi diventò ordinario collaboratore del Corriere, assieme a Roberto Bracco, con cui instaurò una profonda amicizia, e Giuseppe Mezzanotte.  Fino al 1903 Di Giacomo aveva goduto di notevole popolarità e pressoché unanimi consensi, ma la sua produzione continuava ad essere segnata dall'etichetta di "poesia dialettale". Uno studio di Benedetto Croce, apparso quell'anno su La Critica, giovò alla reputazione dell'artista presso i critici e cercò di dissolvere un equivoco frequente. Secondo Croce un autore è innanzitutto poeta, e Di Giacomo aveva dimostrato di eccellere scrivendo in versi. Si era impadronito della poesia tout court, per cui la lingua in cui l'aveva espressa era un aspetto secondario. Francesco Gaeta, citando lo scritto crociano, ne enucleava efficacemente le linee essenziali: «Salvatore Di Giacomo è, sic et simpliciter, un poeta. Quanto all'aggettivo "grande", esso traspariva dall'intero contesto dello studio». Il 20 febbraio del 1916 sposò a Napoli Elisa Avigliano (Nocera Inferiore, 13 ottobre 1879 - 15 giugno 1962). Nel 1930, mentre si trovava in villeggiatura a Sant'Agata sui due Golfi, Di Giacomo fu colpito da un malore dovuto a un disturbo alla vescica. Dopo qualche giorno si riprese ma col passare del tempo il male lo costrinse al riposo assoluto. Morì nella sua abitazione in via S. Pasquale a Chiaia, nella notte del 5 aprile 1934, all'età di settantaquattro anni. È sepolto nel Cimitero di Santa Maria del Pianto, insieme agli altri leggendari napoletani Caruso e Totò.

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