Gabriele Rossetti, figlio di Nicola e Maria Francesca Pietrocola, nacque a Vasto, il 18 febbraio 1783. Esordì in patria come improvvisatore di versi di tono arcadico-anacreontico.Il Rossetti giunse a Napoli nel 1804 grazie all'interessamento di Venceslao Mayo, amministratore di Tommaso d'Avalos, marchese del Vasto. Grazie al sostegno del marchese del Vasto Gabriele completò gli studi, dedicandosi inoltre alla composizione poetica. In seguito al mutare della situazione politica nel regno di Napoli, causata dall'invasione francese, il Rossetti perse il suo protettore, fuggito in Sicilia. Con l'arrivo dei francesi a Napoli Gabriele Rossetti cercò l'appoggiò di Giuseppe Bonaparte, al quale dedicò un volume di componimenti poetici. Grazie a Giuseppe Bonaparte ottenne un incarico quale conservatore dei marmi e dei bronzi antichi del museo di Napoli. Con l'avvento di Gioacchino Murat fu poeta del Teatro San Carlo di Napoli, per il quale compose alcuni libretti d'opera. Si dedicò anche alla poesia civile e a quella sacra.In seguito al ritorno della dinastia borbonica, Gabriele Rossetti poté conservare la sua posizione di conservatore presso il Museo reale. Tuttavia, a causa del suo appoggio agli insorti dei moti liberali del 1820-1821, espresso sia per mezzo di componimenti letterari sia mediante la partecipazione ad eventi bellici (battaglia di Antrodoco), Rossetti fu costretto all'esilio. Trovò rifugio su un naviglio britannico, la HMS Rochfort, grazie all'aiuto dell'ammiraglio Graham Moore (1764–1843) e della moglie di questi, Dora Eden. Giunse a Malta nel maggio del 1821, dove strinse amicizia con i fratelli Gabriele e Domenico Abatemarco e con lo scrittore e diplomatico britannico John Hookham Frere. Gabriele Rossetti venne esplicitamente menzionato tra coloro esclusi dall'amnistia accordata da Ferdinando I delle Due Sicilie e proclamata il 28 settembre 1822. Da questo fatto nacque la decisione di trasferirsi nel 1824 a Londra, dove avrebbe trascorso il resto della sua vita. Divenne professore di lingua e letteratura italiana presso il King's College di Londra (1831) e mantenne l'incarico fino al 1847.Pubblicò numerose raccolte di poesie, che traducono violenza giacobina e passione religiosa in un cantabile sentimentalismo: Odi cittadine (1820), Iddio e l'uomo (1833, seconda redazione 1843), Il veggente in solitudine (1846) e L'arpa evangelica; fu anche autore di alcune opere di critica letteraria, soprattutto su Dante e la Divina Commedia.Tra i critici che si sono occupati della sua opera, ricordiamo in particolare Giosuè Carducci e Pompeo Giannantonio, curatore, quest'ultimo, della pubblicazione del Commento analitico al Purgatorio, scritto dal poeta vastese negli anni del suo esilio londinese e pubblicato postumo, nel 1966. Il primo traduttore della sua opera poetica è stato il letterato vastese Romualdo Pàntini che, per l'editore Le Monnier di Firenze, curò le versioni di La casa di vita (The House of Life, 1904) e Ballate (Ballads, 1921).Negli ultimi anni Mario Fresa, un altro studioso dell'opera poetica del vastese, ha scoperto due importanti manoscritti autografi rossettiani: si tratta delle due redazioni (1833 e 1843) del poema politico-religioso Il Tempo, ovvero Dio e L'Uomo, opera che fu inclusa, a causa dei violenti attacchi contro la monarchia e contro il potere temporale della Chiesa che vi erano contenuti, nell'Index Librorum Prohibitorum. Una preziosa copia stampata della prima edizione (1833) dell'opera fu donata dallo stesso Rossetti alla Biblioteca del British Museum di Londra. Il poema è stato pubblicato in edizione critica nel 2012, a cura di M. Fresa, col sostegno del Centro Europeo di Studi Rossettiani di Vasto.
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