martedì 1 settembre 2026

Edda Ciano


Edda Mussolini, Ciano, contessa di Cortellazzo e Buccari (Forlì, 1º settembre 1910 Roma, 8 aprile 1995),
è stata la prima dei cinque figli di
Benito Mussolini e di sua moglie Rachele Guidi

Durante il regime fascista fu insignita della medaglia di bronzo al valor militare per l'opera di assistenza svolta durante la prima fase della seconda guerra mondiale, come crocerossina, conseguente alla dichiarazione di guerra del Regno d'Italia all'Unione Sovietica sul fronte russo sia nell'occupazione militare dell'esercito del Regno d'Italia dei Balcani in Albania, dove nel 1941 una nave-ospedale su cui svolgeva servizio fu affondata dagli inglesi ed Edda rimase in acqua per alcune ore. Primogenita di Benito Mussolini e Rachele Guidi. La coppia in quel tempo non era sposata, in ossequio alle idee anarco-socialiste di Mussolini, e quindi Edda viene registrata nell'atto di nascita come figlia illegittima dal padre Benito, con l'indicazione "N. N." al posto del nome materno. Ciò farà poi nascere la leggenda (sfruttata talvolta a scopi politici) secondo cui sua madre sarebbe stata Angelica Balabanoff, una militante socialista di origine ebrea russa che ebbe una relazione con Mussolini nel 1904, all'epoca in cui entrambi erano esuli in Svizzera. In linea con le sue idee politiche, Mussolini non fece battezzare la figlia dopo la nascita. Edda (insieme ai fratelli Vittorio e Bruno) ricevette il battesimo solo nel 1925, quando il padre, ormai Presidente del Consiglio, decise di regolarizzare la sua situazione e quella della sua famiglia nei confronti della Chiesa cattolica, in vista della firma dei Patti Lateranensi. Il 24 aprile 1930, presso la chiesa di San Giuseppe a via Nomentana a Roma, Edda sposò Gian Galeazzo Ciano, figlio di Costanzo, da cui avrà tre figli: Fabrizio (detto Ciccino), nato nel 1931 e morto nel 2008 in Costa Rica, dove viveva da oltre 30 anni, Raimonda (detta Dindina), nata nel 1933 e morta nel 1998, e Marzio (detto Mowgli), nato nel 1937 e morto nel 1974. Le nozze, avvenute a Roma, segnarono l'avvio dell'inarrestabile ascesa politica del marito come 'delfino' di Mussolini. Dopo una parentesi in diplomazia, Ciano divenne prima sottosegretario alla stampa e propaganda e poi ministro degli esteri. Nel 1939, con l'occupazione italiana dell'Albania, la città di Saranda prese il nome di Porto Edda, che conservò fino al 1944. Filo-tedesca (tanto da aver influito persino sulla stipula del Patto d'Acciaio), Edda appoggiò sempre le posizioni del padre sulla guerra, mentre più tentennante era il marito Galeazzo. Di personalità intraprendente e irrequieta, presentava comportamenti da lei stessa in seguito definiti "da maschiaccio", che la portarono non di rado a scontrarsi col potente padre che, pare, ebbe a dire: "Sono riuscito a sottomettere l'Italia, ma non riuscirò mai a sottomettere mia figlia". Il suo carattere indomito si manifestò sia da bambina (portata a studiare nel collegio delle signorine "bene" di Poggio Imperiale, si fece ritirare dopo poco), sia da ragazza (fu una delle prime donne a portare i pantaloni e il bikini), sia da adulta (tradiva - ricambiata - il marito, fumava, giocava d'azzardo). Fu tra le prime donne a guidare auto sportive: un aneddoto spesso raccontato da lei con naturalezza, riguarda la sfida, avvenuta sulla strada del passo del Muraglione, tra lei e Nuvolari. Lei si mise a correre tra i tornanti e, arrivata al passo, si fermò e attese l'auto che la seguiva; quando i due conducenti scesero si presentarono e fu in quel momento che Edda scoprì di aver battuto l'asso della guida dell'epoca, che le fece i complimenti. La notte del Gran Consiglio del 25 luglio 1943, Ciano votò l'Ordine del giorno Grandi di sfiducia a Mussolini, che portò all'arresto del suocero e alla nomina di Badoglio. I Ciano, già sorvegliati, rimasero quell'estate a Roma, nonostante il pericolo per la loro incolumità personale. Il ricostituito regime fascista repubblicano, ristabilito dall'esercito tedesco che aveva occupato l'Italia, accusò Galeazzo Ciano di alto tradimento: iniziò la tragedia di Edda, la quale condusse una dura battaglia solitaria per salvare la vita del marito, cercando di barattarla con i famosi Diari tenuti dal consorte durante gli anni al potere, fortemente critici verso la Germania. Edda ebbe furiosi scontri col padre, che non sembrava intenzionato a voler salvare il genero Galeazzo, ma soprattutto con la madre Rachele, che detestava il genero, nel tentativo di salvare il marito dalla condanna a morte, decisa al processo di Verona nel 1944. Solo 50 anni dopo, in punto di morte, Edda dichiarerà di aver perdonato suo padre per non aver potuto o voluto salvare la vita di Galeazzo. Della madre dirà: «Lei ha difeso il suo uomo, io ho difeso il mio». Già prima della fucilazione del marito, avvenuta l'11 gennaio 1944, Edda fuggì dalla clinica "La Ramiola" di Parma; pernottò sotto falso nome nell'albergo "La Madonnina" di Cantello, in provincia di Varese, registrandosi come "Santos Emilia di Giuseppe e di Manfredi Carla", nata a Bologna il 25 giugno 1914, residente a Roma. Il 9 gennaio Edda espatriò clandestinamente con i figli in Svizzera: utilizzando nomi e documenti falsificati, varcò i confini italiani attraverso Stabio, nel Varesotto. Alla dogana svizzera si presentò dapprima col nome di duchessa d'Aosta, ma dopo ore di attesa, al momento di precisare le proprie generalità, confessò a un ufficiale di essere Edda Ciano; implorando l'asilo nel paese neutrale, venne quindi ospitata nel piccolo convento delle suore domenicane di NeggioDopo quattro mesi dalla fine della guerra e dalla fucilazione di Benito Mussolini, dietro richiesta del governo italiano, gli Svizzeri fecero uscire Edda dal paese. Venne condannata a due anni di confino sull'isola di Lipari. Dopo un anno beneficiò dell'amnistia, promulgata da Palmiro Togliatti, in quel momento ministro della giustizia, e si ricongiunse ai figli. Si ritirò infine a Capri, alternando la permanenza nella sua villa con quella nella casa romana. In età avanzata, Edda Ciano concesse una serie di interviste. La prima venne filmata nel 1982 nei giardini di Villa Torlonia, un tempo residenza della famiglia Mussolini e oggi parco pubblico: l'intera intervista costituisce la quarta puntata (dal titolo Padre mio, amore mio) della serie di documentari Tutti gli uomini del Duce, a cura di Nicola Caracciolo. Altre interviste vennero registrate nel 1989 da un amico di vecchia data. Nelle diverse occasioni Edda raccontò la sua vita: l'infanzia, l'adolescenza, il suo rapporto con i genitori, le loro passioni, l'ascesa al potere del padre, i suoi amori, il marito Galeazzo Ciano e le sue vicende politiche, le guerre, la vita mondana, le tragiche giornate di Verona. Edda Ciano morì a 84 anni, per via di una grave infezione renale per la quale era ricoverata da tempo; è sepolta a Livorno, nel Cimitero della Purificazione, accanto al marito. Al funerale presenziò Susanna Agnelli, a dimostrazione dei rapporti intercorsi negli anni passati tra le due famiglie, cosa dimostrata anche dal fatto che Vittorio Mussolini in Argentina si occupò, tra le altre cose, anche della gestione di una concessionaria Fiat. In un'intervista, Edda aveva dichiarato che al momento di raggiungere Lipari, ove rimase per un anno al confino, disponeva solo di diecimila lire che le erano state inviate da Virginia Agnelli, madre di Susanna. Una dei suoi tre figli, Raimonda Ciano, fu allieva del collegio Santa Elisabetta, gestito dalle suore francescane missionarie del Sacro Cuore.

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