(Cesena, 11 ottobre 1954 – Milano, 6 giugno 1985)
è stata una poetessa, traduttrice e saggista italiana.
È autrice di una cinquantina di poesie, raccolte dapprima in saggi e poi, significativamente riviste, nella raccolta postuma Verso la mente, curata da Milo de Angelis e Giovanni Turci. Ha tradotto l'opera di Emily Dickinson nel volume Le stanze di alabastro. Ha composto una serie di saggi dedicati alla letteratura e al tema melancolia, attualmente inediti. Tra questi, vanno ricordati Finendo e Visione postuma (quest'ultimo parzialmente edito nella rivista "Tratti" (dicembre 1986). Nadia Campana è morta suicida. L'opera poetica di Nadia Campana presenta, pur nella sua esiguità quantitativa, una cifra stilistica ben precisa, che denota un raffinato lavoro sul linguaggio e una sperimentazione calibrata sulle forme espressive volte all'esaltazione del sentimento e alla sua contemporanea, paradossale inesprimibilità. La sua scrittura in versi si caratterizza dunque per un'ansia comunicativa in cui l'impossibilità di fattuale di comunicare spezza un verso originariamente endecasillabo in emistichi irregolari con la presenza massiccia di rime interne e allitterazioni. Forte è il portato simbolico delle immagini poetica di Nadia Campana. La sua opera può essere accostata, in Italia, a quella di Amelia Rosselli, che qualche anno prima ha proposto un simile prodotto letterario, nella reinvenzione poetica del linguaggio lirico italiano (secondo ciò che Pier Paolo Pasolini ebbe a definire nella categoria del "lapsus"). Decisiva è per Nadia Campana l'influenza della poesia femminile statunitense, in particolare di autrici come Emily Dickinson, di cui fu traduttrice, Sylvia Plath e Anne Sexton. Sul piano saggistico, Nadia Campana si concentra sul rapporto tra letteratura e melanconia, con un'analisi psicologico-ermeneutica che ricorda da vicino le pagine del saggio Sulla malattia di Virginia Woolf. Il suo verso può infine essere accostato, per capacità espressiva, tematiche ricorrenti e portato ermeneutico, all'opera teatrale di Sarah Kane Psicosi delle 4.48.

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