(Comiso, 15 novembre 1920 – Vittoria, 14 giugno 1996)
è stato uno scrittore, poeta e aforista italiano.
Per gran parte della vita insegnante,Gesualdo Bufalino si è rivelato tardivamente al mondo letterario – grazie soprattutto al “lancio” fatto dall’amico Leonardo Sciascia – con il breve romanzo “Diceria dell’untore” (1981), in cui una degenza in sanatorio negli anni dell’immediato dopoguerra è evocata con un ricco impiego di mezzi stilistici, tale da toccare esiti tra barocchi ed espressionisti. Tra il 1946 e il 1948 grazie al coetaneo Romano pubblica un gruppo di liriche e prose su due periodici lombardi, “L’Uomo” e “Democrazia”; più tardi, nel 1956, collaborerà con alcune poesie a una rubrica del Terzo Programma della RAI. Intorno al 1950 comincia a lavorare a un romanzo, quello che sarà il vertiginoso “Diceria dell’untore” ma non va oltre l’abbozzo; lo riprende portandolo a termine nel 1971, sottoponendolo quindi a una decennale revisione. La pubblicazione di questo capolavoro, avvenuta come ricordato nel 1981 (Bufalino aveva ormai sessantuno anni), preceduta dalla splendida introduzione a un libro di vecchie fotografie (Comiso ieri, 1978) e da alcune pregevoli traduzioni dal francese, si trasforma immediatamente in un autentico caso letterario, culminato nel conferimento del premio del Campiello. Il decennio successivo è caratterizzato da una frenetica attività produttiva che spazia dalla poesia (“L’amaro miele”, 1982) alla prosa d’arte e di memoria (“Museo d’ombre”, 1982), dalla narrativa (“Argo il cieco”, 1984; “L’uomo invaso”, 1986; “Le menzogne della notte”, 1988, premio Strega) agli elzeviri e alla saggistica (“Cere perse”, 1985; “La luce e il lutto”, 1988; “Saldi d’autunno”, 1990), dagli aforismi (“Il malpensante”, 1987) alle antologie (“Dizionario dei personaggi di romanzo”, 1982; “Il matrimonio illustrato”, 1989, in collaborazione con la moglie). Gesualdo Bufalino muore il 14 giugno 1996, nella sua Comiso, a causa di un drammatico incidente stradale.

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