“In mezzo al mare un’isola c’è
e vi comanda la figlia del Re”.
Canta filando l’avola
giù nella stalla. Le tremule note
i bimbi intenti ascoltano.
Sonnecchia in culla l’ultimo nipote.
“Ogni garzone che passa di là,
paga dogana e un bacio le dà”.
Cala di fuori in gelide
falde la neve nella buia notte;
picchia il rovaio e fischia
nell’uscio fesso e per le destra rotte.
“Gentil garzone nell’isola andò:
la damigella baciare non vuò”.
Dura il canto monotono
quant’è lunga la sera e passano l’ore.
Gli occhi dei bimbi chiudonsi
e la lucerna crepitando muore.
“La damigella suo schiavo lo fa:
se non la bacia, più scampo non ha”.
Sulla povera paglia
or dormono tutti, l’uno all’altro accanto,
ma, pur dormendo, sentono
piano agli orecchi della nonna il canto.
“Gli han dato un letto di porpora e d’or,
e le catene son fatte di fior”.
E van sognando l’isola,
la verde isola e il giovane prigione
e la donzella pallida
che i ricci d’or si pettina al balcone.
“In mezzo la mera un’isola c’è
e vi sospira la figlia del Re”
E anch’essa alcun, la vecchia,
dorme seduta con la testa china,
e sogna che nel cofano,
c’è ancor del pane e un poco di farina.

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