Al pescator, dopo la magra cena,
se troppo torva nube in ciel non cresca,
è dolce con sue nasse e con sua esca
andar vagando alla notte serena.
Ma più dolce tornar con rete piena
sul giorno; e, barattata la sua pesca,
dormire ai fiati della brezza fresca
nell' ombra di una barca in sull' arena.
Destato, erra pel lido; ad altri parla
della sua notte; spia l'onde inquiete,
il cielo ampio, la nuvola e la spuma.
Poi, finita la sua gioconda ciarla,
stende nel sole a rasciugar la rete;
e il mar canta per lui che guarda e fuma.
Francesco Pastonchi

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