( Chiampo, Vicenza 9 settembre 1820 – Cavazzale, Vicenza 17 maggio 1888 )
è stato un presbitero e poeta italiano.
Il poeta nacque da famiglia di modeste condizioni. Il padre, Adriano, possedeva un negozio di generi vari; la madre, Laura Beretta, era imparentata con alcune notabili famiglie del luogo. Nel villaggio natio il poeta trascorse i primi otto anni della sua vita. A Vicenza frequentò le prime due classi del Ginnasio comunale e fu poi iscritto, come convittore, alle scuole del Seminario vescovile della stessa città. Fattosi chierico nel 1837, entrò negli ordini maggiori il 1841 nel 1843 fu ordinato sacerdote, per essere subito dopo nominato professore nel seminario. Nel 1847 si era laureato in filosofia presso l'Università di Padova e nel 1850. Zanella seguì i fatti del 1848 con ansia e con profonda, convinta fede patriottica. Il 10 giugno, Vicenza cadde e la polizia, messa in sospetto da qualche voce, diffidando dei sentimenti patriottici di Zanella, il 4 marzo del 1850, fece una perquisizione in casa del professore. La polizia trovò dei manoscritti e una copia dell'opera Le mie prigioni di Pellico, che sequestrò e Zanella fu costretto a rinunciare alla cattedra. Lasciare l'insegnamento causò al poeta un grande dolore e per distrarsi egli si diede, con maggiore intensità, allo studio del greco. Zanella fu buon traduttore dal greco e dal latino egli traduce con passione dai classici latini e greci, specialmente da Tibullo, Ovidio, Catullo e Anacreonte. Si dedicò anche alla lingua tedesca e inglese. Nel 1850 si ammalò gravemente la madre e Zanella, rimasto profondamente addolorato e turbato, cadde in quella malinconia che, molti anni più tardi, in forma tanto più grave, lo allontanerà da tutti. Nel 1857 fu nominato supplente per la Filosofia e per la Letteratura Italiana, a Venezia, e il 29 luglio professore effettivo nel Ginnasio-Liceo di Santa Caterina. Il 14 settembre 1858, venne destinato definitivamente presso il Ginnasio-Liceo di Vicenza, dove rimase per sei anni. Nel 1864 gli era stato chiesto di pubblicare i suoi versi, ma il poeta è restio e solamente nel 1867 si lascerà finalmente convincere. Il libro venne stampato nel 1868 con il titolo di Versi ed ottenne un grande successo. Nel 1870 scrive l'ode Gli Ossari di S. Martino e Solferino . Nel 1871 fu eletto Rettore dell'Università di Padova per l'anno accademico 1871-1872. In quello stesso anno, 1872, la madre muore lasciando Zanella in un grande stato di malinconia, dal quale non seppe reagire né il corpo né lo spirito per molti anni. Nel 1876 il poeta sembra riprendersi ma sente, dopo quegli anni di "fiera malinconia", il desiderio della solitudine e della pace. Nel dicembre del 1887 si reca a Firenze, per leggere all'Accademia della Crusca. Sarà questa una delle ultime volte in cui si recherà in città. Il 14 febbraio 1888, il poeta fu colto da grave malore. Chiuso nella sua villetta la fine non tardò a venire. La notte del 17 maggio di quell'anno 1888 egli spirava.

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