Norma Cossetto
(Visinada, 17 maggio 1920 – Antignana, 4 o 5 ottobre 1943)
è stata una studentessa italiana, istriana di un villaggio nel comune di Visignano, uccisa dai partigiani jugoslavi nei pressi della foiba di Villa Surani
La notte tra il 4 e 5 ottobre tutti i prigionieri, legati con fili di ferro, furono condotti a forza a piedi fino a Villa Surani. Ancora vivi, furono gettati in una foiba nelle vicinanze. Le tre donne presenti nel gruppo subirono nuovamente violenze sessuali sul posto prima di essere gettate a loro volta nella foiba. A pochi giorni dal fatto anche Licia Cossetto fu arrestata dai partigiani, i quali le rivolsero lo stesso invito fatto in precedenza a sua sorella di unirsi al movimento partigiano, cosa alla quale anch'essa si oppose; dopo avere richiesto invano informazioni sulla sua famiglia, uno dei partigiani, che conosceva la giovane, ne ottenne il rilascio, anche se non era escluso un nuovo eventuale arresto, che tuttavia non avvenne; era invece il padre di Licia e Norma Cossetto, Giuseppe, il bersaglio dei partigiani. Quando il padre Giuseppe Cossetto venne a conoscenza dell'arresto della figlia si aggregò a un reparto della Milizia di Trieste e rientrò a Visinada per cercare informazioni sulla figlia e il 7 ottobre fu accoltellato da un partigiano insieme a un suo parente, Mario Bellini, che lo aveva accompagnato a Castellier-Santa Domenica (secondo la ricostruzione di Giacomo Scotti, invece, i due furono uccisi in una imboscata partigiana mentre erano alla testa di una spedizione punitiva); i due corpi furono gettati pochi giorni più tardi in una foiba. Il 10 dicembre 1943, nel corso dell'Operazione Nubifragio, l'esercito tedesco occupò l'Istria; in quegli stessi giorni i vigili del fuoco di Pola comandati dal maresciallo Arnaldo Harzarich, impegnati a recuperare corpi da una foiba profonda 136 metri, estrassero anche quello di Norma Cossetto, il cui cadavere si trovava in cima alla catasta di corpi lì gettati. A differenza degli altri corpi rinvenuti nella foiba, quello di Norma era privo di vestiti. Relativamente al ritrovamento del cadavere della giovane esistono due diverse testimonianze fornite dal maresciallo dei vigili del fuoco Harzarich. La presunta discordanza tra le due versioni è stata utilizzata da chi contesta una manipolazione della vicenda di Norma Cossetto come "speculazione propagandista" in chiave anti-partigiana. Secondo la ricostruzione di Frediano Sessi, Arrigo Petacco e Gianni Oliva la ragazza fu nuovamente violentata e successivamente le furono pugnalati i seni e penetrata nella vagina con un oggetto di legno, rinvenuto sulla salma. Paolo De Franceschi riferisce che il 10 dicembre 1943, giorno del ritrovamento dei cadaveri a Villa Surani, Norma Cossetto fu estratta per prima, essendo verosimilmente tra gli ultimi a essere gettata nella foiba e stando alla testimonianza dell'epoca di Harzarich, il corpo non presentava segni apparenti di decomposizione, tanto da rendere non necessarie le maschere per il recupero; nel verbale di interrogatorio reso nel 1945 al comando Alleato Harzarich riferì inoltre di aver rinvenuto il corpo «con un pezzo di legno ficcato nei genitali»; la circostanza secondo cui il corpo di Norma fu rinvenuto non decomposto fu ribadita anche dalla sorella Licia, che riferì di aver appreso ciò dalla testimonianza del maresciallo Harzarich. Su denuncia di Licia Cossetto i soldati tedeschi catturarono sedici partigiani che avevano partecipato alle sevizie e li costrinsero a vegliare tutta una notte la salma di Norma, per poi fucilarli all'alba del giorno successivo: di questi, tre partigiani impazzirono nel corso della notte. Secondo Scotti i veri responsabili dell'omicidio di Cossetto non furono partigiani jugoslavi, ma «cani sciolti» italiani inquadrati nella Resistenza, e la condanna a morte fu sommaria e fatta senza riguardo per le eventuali responsabilità dei giustiziati. Il cadavere di Norma fu composto nella piccola cappella mortuaria del cimitero di Santa Domenica di Visinada, dove venne sepolta.
In memoria della studentessa nacque nel 1944 a Trieste il Gruppo d'Azione Femminile "Norma Cossetto", alle dirette dipendenze del Partito Fascista Repubblicano.
L'8 maggio 1949 l'allora rettore dell'Università di Padova, lo storico Aldo Ferrabino, conferì la laurea ad honorem in lettere a Norma Cossetto. La diceria secondo cui la laurea sarebbe stata conferita su proposta dell'influente latinista e deputato comunista Concetto Marchesi, già rettore patavino, è stata definita nel 2020 dalla ricercatrice Patrizia Lucchi Vedaldi un «mito da sfatare», in quanto risulta che Marchesi «non ebbe ruoli nell'iter istruttorio».
Il 10 febbraio 2011 l'Università degli Studi e il comune di Padova, nell'ambito delle celebrazioni per il Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata, hanno posto nel Cortile Nuovo del Palazzo del Bo una targa commemorativa della morte di Norma Cossetto e della laurea honoris causa conferitale.
Alla Cossetto nel 2005 venne conferita la medaglia d'oro al merito civile dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. In diverse località italiane sono state a lei intitolate vie, piazze, parchi ed edifici pubblici, o inaugurate lapidi o targhe[. Nel 2021 è stata apposta una targa a Verona su proposta del consigliere Andrea Bacciga. Si sono peraltro anche registrati casi di vandalismo contro cartelli o lapidi dedicate a Norma Cossetto

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