domenica 25 maggio 2025

Parla il soldato

Quando mi raccontavano le favole
o leggevo nei libri i raccontini
dei tempi dei bisnonni e delle avole,
quando c'erano le fate e i principini,

immaginavo i principi, col viso
altero, nei palazzi tutti d'oro,
non degnare neppure d'un sorriso
i cortigiani curvi innanzi a loro.

Ma un principe io conosco, ora, che viene
spesso in trincea dove più rischio c'è,
e mi domanda se mi sento bene
come, tu babbo, lo chiederesti a me;

e non ha il manto d'oro costellato
e non ha il viso pieno d'alterigia,
ma il viso aperto e buono del soldato
e indossa anch'egli l'uniforme grigia;

e mi posa la mano sulla spalla
e midice:" Coraggio e fede. Cuore
"che non vacilla e mira che non falla
" e passeranno i giorni del dolore.

"Intanto, se qualcosa ora ti manca,
"dillo; tu devi avere il rancio buono,
" il tuo mezzo toscano, la tua bianca
" lana che ti riscaldi, e qualche dono

"che ti rallegri nel pensier di quelli
" che son lontani e pensan tanto a te!"
Già parla come fossimo fratelli
ed io son poverino, e il Duca egli è!

E se qualcuno si fa onore, vuole
saperlo, e viene Lui, gli appunta al petto
la medaglia, con certe alte parole
che ci fanno sbiancar sotto l'elmetto.

E si sente ch'è Lui che ci comanda
sì, ma in quella limpida fermezza
c'è tanto amor, che ad ogni sua domanda
si pensa:"Babbo"  e si risponde:"Altezza!"

Quando sarò un vecchione come il nonno
racconterò ai nipoti anch'io le favole
accanto al fuoco, pria che prenda sonno;
non delle fiabe dei tempi delle avole

ma le storie che noi viviamo adesso
_oh delle fiabe più miracolose!_
le sacre tombe all'ombra del cipresso
gli assalti rudi e le trincee fangose:

"C'era una volta un Duca che una brava
armata, contro l'orco avea composta,
e quell'armata"terza" si chiamava
ed il suo Duca si chiamava "Aosta".

da un vecchio libro del 1923.
non c'è autore.


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