Io non ti conoscevo, fiume
dalle mille canzoni, dal cuore
profondo come quello dell'uomo.
Io non sapevo che tu,
col ritmo gioioso ed uguale,
cullassi i sogni di quelli
che hanno il terribile male
e non sperano più.
Anche io...A diciott'anni!
E venni quì, per guarire
quella tremenda ferita
che mi s'aperse nel petto,
tra questi tuoi monti nevosi,
per chiudere il solco sanguigno.
Venni qui.Una pena,
nel cuore, infinita,
il desiderio di morire
senza uccidere la Vita:
così, finire
per una breve vena
spezzata nel cuore.
Io fui, nelle pinete sonore
del canto del vento,
dei trilli degli uccelli,
un numero tra quelli
che hanno il terribile Male.
E non ti conoscevo. Ma un giorno,
pensando al ritorno
verso la madre comune,
mi fermai sulle tue sponde, o fiume
dalle canzoni gioconde,
che porti al cuore dell'uomo,
col canto, i ricordi ed i sogni,
le dolci speranze,
al cuore dell'Uomo!
E mi fermai sulla tua riva.
Quasi da polla viva
acqua scrosciante
balzò dal tuo cuore gigante
il canto più forte:
la sfida alla Morte,
la sfida al Dolore
Chino sulla tua sponda
ti sentii fremere, come
in una'orchestra gioconda
un fragorosa strumento
tentato da musiche dita.
Chiamai, folle, piangendo, un nome
di donna!...Ah! La Vita!
Risento
quel nome salire
nell'onda, se, o fiume benigno,
riprendi il tuo canto.
Mi chino, ti guardo, sogghigno,
ma ho gli occhi bagnati dal pianto,
e penso che devo morire.
Franco Berardelli

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