domenica 10 maggio 2020

Umberto Bellintani


Si è diplomato in scultura nel 1937. Richiamato alle armi nel 1940, combatte in Albania e in Grecia. È prigioniero, dal 1943 al 1945, nei campi di lavoro di Górlitz e Dachau in Germania, Torn e Peterdorf nell'attuale Polonia  dal ‘43 al ’45. Al suo ritorno abbandonò la scultura, lavorando come segretario in una scuola. Affermatosi negli anni Cinquanta e Sessanta come una delle voci più libere e potenti della nuova poesia d’allora, dopo E tu che m’ascolti (1963) decise di uscire dalla scena, di non pubblicare più. Per trentacinque anni è stato irremovibile di fronte alle richieste dei molti estimatori che non avevano mai smesso di leggerlo; poi, fortunatamente ha ceduto, consegnandoci una raccolta che ci ha consentito di seguire la sua poesia di oltre mezzo secolo. Nel 1998, poco prima della morte, escono due raccolte di poesie:
  • Nella grande pianura, una cinquantina di inediti, riuniti sotto il titolo Un abbaino in piazza Teofilo Folengo, una scelta da Forse un viso tra mille e tutto E tu che mi ascolti, a cura di Maurizio Cucchi, Mondadori Editore;
  • Canto autunnale, quarantacinque componimenti editi e inediti, a cura di Italo Bosetto, per l'Editore Perosini di Verona.

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