Vescovo
Sabaria (ora Szombathely, Ungheria), 316-317 -
Candes (Indre-et-Loire, Francia), 8 novembre 397
Quattromila
chiese dedicate a lui in Francia, e il suo nome dato a migliaia di
paesi e villaggi; come anche in Italia, in altre parti d’Europa e nelle
Americhe: Martino il supernazionale. Nasce in Pannonia (che si chiamerà
poi Ungheria) da famiglia pagana, e viene istruito sulla dottrina
cristiana quando è ancora ragazzo, senza però il battesimo. Figlio di un
ufficiale dell’esercito romano, si arruola a sua volta, giovanissimo,
nella cavalleria imperiale, prestando poi servizio in Gallia. E’ in
quest’epoca che può collocarsi l’episodio famosissimo di Martino a
cavallo, che con la spada taglia in due il suo mantello militare, per
difendere un mendicante dal freddo. Lasciato
l’esercito nel 356, raggiunge a Poitiers il dotto e combattivo vescovo
Ilario: si sono conosciuti alcuni anni prima. Martino ha già ricevuto il
battesimo (probabilmente ad Amiens) e Ilario lo ordina esorcista: un
passo sulla via del sacerdozio. Per la sua posizione di prima fila nella
lotta all’arianesimo, che aveva il sostegno della Corte, il vescovo
Ilario viene esiliato in Frigia (Asia Minore); e quanto a Martino si
fatica a seguirne la mobilità e l’attivismo, anche perché non tutte le
notizie sono ben certe. Fa
probabilmente un viaggio in Pannonia, e verso il 356 passa anche per
Milano. Più tardi lo troviamo in solitudine alla Gallinaria, un isolotto
roccioso davanti ad Albenga, già rifugio di cristiani al tempo delle
persecuzioni. Di qui Martino torna poi in Gallia, dove riceve il
sacerdozio dal vescovo Ilario, rimpatriato nel 360 dal suo esilio. Un
anno dopo fonda a Ligugé (a dodici chilometri da Poitiers) una comunità
di asceti, che è considerata il primo monastero databile in Europa. Nel
371 viene eletto vescovo di Tours. Per qualche tempo, tuttavia, risiede
nell’altro monastero da lui fondato a quattro chilometri dalla città, e
chiamato Marmoutier. Di qui intraprende la sua missione,
ultraventennale azione per cristianizzare le campagne: per esse Cristo è
ancora "il Dio che si adora nelle città". Non ha la cultura di Ilario, e
un po’ rimane il soldato sbrigativo che era, come quando abbatte
edifici e simboli dei culti pagani, ispirando più risentimenti che
adesioni. Ma l’evangelizzazione riesce perché l’impetuoso vescovo si fa
protettore dei poveri contro lo spietato fisco romano, promuove la
giustizia tra deboli e potenti. Con lui le plebi rurali rialzano la
testa. Sapere che c’è lui fa coraggio. Questo spiega l’enorme popolarità
in vita e la crescente venerazione successiva. Quando
muore a Candes, verso la mezzanotte di una domenica, si disputano il
corpo gli abitanti di Poitiers e quelli di Tours. Questi ultimi, di
notte, lo portano poi nella loro città per via d’acqua, lungo i fiumi
Vienne e Loire. La sua festa si celebrerà nell’anniversario della
sepoltura, e la cittadina di Candes si chiamerà Candes-Saint-Martin.
Patronato: MendicantiEtimologia: Martino = dedicato a Marte
Emblema: Bastone pastorale, Globo di fuoco, Mantello
Autore: Domenico Agasso

Nessun commento:
Posta un commento