Tazio Giorgio Nuvolari
Dalla stampa e dagli appassionati era soprannominato Nivola
e, per le sue origini, anche definito il Mantovano Volante.
Tazio Nuvolari nacque a Castel d'Ario (Mantova), quarto figlio di Arturo Nuvolari (un agricoltore benestante e noto ciclista) e della moglie Elisa Zorzi. Durante la prima guerra mondiale venne impiegato come autiere nel Servizio Automobilistico dell'Esercito e, nel 1917, sposò Carolina Perina, dopo una classica fuitina e con una cerimonia civile; rito inconsueto all'epoca, considerato quasi scandaloso. Nel 1920,
all'età di 27 anni, chiese e ottenne la licenza di pilota di moto da
corsa. La sua carriera cominciò con le motociclette, e disputò la sua
prima gara ufficiale il 20 giugno 1920 a Cremona, sul Circuito Internazionale Motoristico. Vinse la sua prima gara il 20 marzo 1921 a Verona.Divenne un pilota professionista e ben presto incontrò Enzo Ferrari (anch'egli pilota e non ancora fondatore della Ferrari).
Nuvolari divenne rapidamente molto popolare in Italia, dove venne
soprannominato "Il campionissimo delle due ruote" (lo stesso titolo che
verrà più tardi assegnato a un grande del ciclismo: Fausto Coppi).Tazio Nuvolari corse una delle sue prime gare, se non la prima, con una motocicletta Fongri,
poi passò all'inglese Norton, ma divenne celebre il suo binomio con la
Bianchi "Freccia Celeste" di 350cc, con la quale vinse anche il titolo
di Campione Italiano Assoluto, battendo moto di cilindrata ben più
elevata. Nuvolari iniziò a cimentarsi anche nei Gran Premi di automobilismo, e vinse la prestigiosa Targa Florio, in Sicilia. Dopodiché, decise di dedicarsi solamente alle autovetture. La sua fama crebbe ulteriormente e il famoso poeta Gabriele D'Annunzio, alla fine dell'aprile 1932, lo invitò al Vittoriale per fargli dono di una piccola tartaruga d'oro con la dedica "All'uomo più veloce, l'animale più lento", chiedendogli in cambio di vincere la "Targa Florio" che si sarebbe disputata dopo due settimane. Il pilota si mostra stupito della richiesta e risponde: -Io corro solo per questo-.Il successivo 8 maggio, Nuvolari tagliò per primo il traguardo della gara siciliana, a bordo dell'Alfa Romeo 8C-2300 della "Scuderia Ferrari". Sempre nello stesso anno, riuscì ad aggiudicarsi anche Gran Premi di Monaco, di Francia e d'Italia. Le sfortune personali (in pochi anni perse entrambi i figli diciottenni: il primogenito Giorgio a causa di una miocardite, e Alberto a causa di una nefrite)
resero il pubblico ancor più appassionato nei suoi confronti. La sua
determinazione lo portò, proverbialmente, a insistere nelle gare anche
quando l'auto perdeva pezzi, o era in fiamme, causando diversi
incidenti.Nuvolari non annunciò mai formalmente il suo ritiro, ma la sua
salute andava deteriorandosi e divenne in modo crescente solitario. Nel
1952 venne colpito da un ictus che lo lasciò parzialmente paralizzato, e morì un anno più tardi, l'11 agosto, a causa di un altro ictus. Pressoché tutta la città di Mantova partecipò ai suoi funerali, che si tennero il 13 agosto 1953
e ai quali parteciparono tra le 25000 e le 55000 persone. Il corteo
funebre era lungo alcuni chilometri e la bara di Nuvolari fu messa su un
telaio di macchina scortato da Alberto Ascari, Luigi Villoresi e Juan Manuel Fangio.
Fu sepolto con gli abiti che indossava sempre scaramanticamente in
corsa: un maglione giallo, pantaloni azzurri e gilet di pelle marrone.
Al fianco il suo volante preferito.Oltre ai tanti cittadini, ai tifosi, alla gente comune, fu presente anche Enzo Ferrari, che ebbe poi modo di dichiarare:
| « ...non appena mi giunse notizia della sua fine partii per Mantova. Nella fretta mi persi in un dedalo di strade sconosciute della città. Scesi di macchina, chiesi ad un negozio di stagnino la via per villa Nuvolari. Ne uscì un anziano operaio, che prima di rispondermi fece un giro intorno alla macchina, per leggere la targa. Capì, mi prese una mano e la strinse con calore. "Grazie di essere venuto" - bisbigliò commosso - "Come quello là non ne nasceranno più". » |
Sulla tomba di Nuvolari è incisa una frase che sembra quasi volerlo incitare a fare corse anche nell'Aldilà:
Correrai Ancor Più Veloce per le Vie del Cielo.

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