giovedì 11 febbraio 2021

Vincenzo De Angelis

 

(Brancaleone, 11 Febbraio 1877Brancaleone, 7 Marzo 1945)
è stato un medico, politico e poeta italiano.
nasce a Brancaleone nel 1877, da Domenico e Gaetana Terminelli, appartenenti a famiglie agiate del paese. Nel 1898, a causa del sempre crescente costo della vita, in molte città d'Italia nacquero numerose sommosse popolari e successivamente moti che scossero l'Italia nella primavera del 1898. A causa di ciò, in varie parti d'Italia, si presentò una molteplicità di protagonisti e una varietà di forme tale da mostrare la complessa situazione sociale italiana. Anche Vincenzo De Angelis provò allora il carcere, dove fu trattenuto per 35 giorni. Il noto Umberto Zanotti Bianco definì "missionario laico" De Angelis, il quale, nel 1913, fondò a sue spese un asilo per gli orfani e per i bimbi indigenti e nel 1915 una biblioteca pubblica, intitolati entrambi ad Edmondo De Amicis. De Angelis inoltre si impegnò attivamente in una campagna contro la guerra, prima di essere chiamato alle armi nel giugno 1916 e inviato all'Undicesima Compagnia di Sanità. Nel 1902 Vincenzo De Angelis conseguì la laurea in medicina presso l'Università di Messina; combatté e studiò la malaria svolgendo in tal senso un'attività molto efficace, riconosciutagli nel 1906 e nel 1908 dalla Società per gli studi della malaria con sede in Roma, che ne segnalò l'opera svolta assegnandogli un titolo di pubblica benemerenza. Nei mesi che seguirono il terremoto del 1907, colpevole della quasi totale distruzione dei paesi di Bruzzano e Ferruzzano, Vincenzo De Angelis, insieme ad altri, ritenendo inaccettabile la situazione in cui versavano i molti terremotati, feriti e malati, costretti a giacere all'aperto, decisero di farsi portavoce del grave problema quale la mancanza di un ospedale nel versante ionico calabrese. In tale occasione venne costituito un Comitato per la Calabria al quale De Angelis aderì con energico entusiasmo dichiarando che "la beneficenza, come fu fino ad oggi attuata, non risponde ai fini dei generosi che elargirono i soccorsi e soltanto le istituzioni proposte rappresentano un reale sollievo ai miseri colpiti dalla sventura". Nel 1909, a seguito di tale iniziativa, fu quindi fondato l'Ospedale di Melito Porto Salvo. Definito da autorevoli storici "medico dei poveri" ed "evangelizzatore", con Pasquale Namia, Vincenzo De Angelis fu tra i primi organizzatori del movimento contadino in Calabria. Dopo il terremoto del 1908 decine di ragazzi e ragazze, i cui familiari erano deceduti o versavano in estrema povertà, trovarono ospitalità presso la sua casa e qui ricevettero una decorosa sistemazione. Lo storico Pasquale Amato, riprendendo quanto Guglielmo Calarco aveva scritto su "La luce" il 17 marzo 1945, scrisse: "II medico deamicisiano Vincenzo De Angelis era già un personaggio avvolto nell'aureola del mito". Cesare Pavese, nel 1935, per motivi politici, venne confinato a Brancaleone. Per lui la "grecità" della costa ionica fu motivo e fonte di ispirazione di altissimo livello letterario. A Brancaleone rimase quasi un anno e in quel periodo conobbe Vincenzo De Angelis. La posizione di De Angelis in quel periodo era tale da essere ritenuto un pericoloso “agitatore”, e a tal motivo il rapporto con lo scrittore venne tenuto in parte nascosto. Secondo la testimonianza di due delle figlie di Vincenzo De Angelis, Luce e Nella, quando Cesare Pavese arrivò a Brancaleone, il loro padre organizzò una festa in paese che aveva tutta l'apparenza di una festa di piazza, ma che in realtà intendeva essere una forma di benvenuto per lo scrittore piemontese. In quei mesi di confino Pavese, attento che nessuno lo notasse, con timidezza, chiedeva in paese notizie del medico. Vincenzo De Angelis amava conversare con lui; lo invitava a sedersi nel terrazzino e conversavano a lungo, anche su argomenti di cultura classica. Così di lui ha detto il professor Paolo Larizza, in un Convegno del 1983:
"... uomo probo e buono, grande e al contempo modesto, della modestia dei forti, che tanto ha insegnato senza mai appassire nella memoria di chi lo ha conosciuto. La sua vita fu un esempio di altruismo e di dedizione ai doveri della sua professione di medico, esercitata nel più completo distacco da ogni calcolo utilitaristico"
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