Mosca, 6/giugno/1799 - San Pietroburgo, 1837
Aleksandr Sergeevič Puškin, considerato
uno dei massimi poeti della Russia del XIX secolo e il padre della
moderna letteratura russa, fu autore di liriche, poemi, favole,
romanzi, racconti, drammi e saggi. Nato da una povera famiglia aristocratica, cominciò molto presto a comporre versi. Fu allevato da balie e precettori, frequentò poi il liceo di Carskoe Selo ed ebbe successo fin dal primo poema, Ruslan e Ljudmila,
pubblicato nel 1820. Impiegato al ministero degli Esteri, fece parte
di un gruppo di radicali, molti dei quali saranno coinvolti nella
rivolta decabrista del 1825. Nel
1820 fu cacciato dalla capitale e confinato a Ekaterinoslav, a causa di
alcuni suoi componimenti poetici politici. Fu poi trasferito a Kišinëv
in Moldavia, dove scrisse tra l’altro Il prigioniero del Caucaso, e quindi a Odessa. Dal
1824 fu costretto a vivere in esilio dalla capitale, nell’isolamento
della tenuta familiare di Michajlovskoe, vicino Pskov, e anche lì
continuò a scrivere poemi diventando ben presto il maggior
rappresentante del romanticismo russo. Nel 1823 aveva iniziato a comporre il romanzo in versi Eugenio Onegin, pubblicato nel 1833. Nel
1826 il nuovo zar Nicola II gli consentì di tornare a Mosca in segno
di perdono e in cambio di ciò Puškin dovette mostrare di aver
rinunciato ai suoi sentimenti rivoluzionari. Nel 1830 si sposò con Natal’ja Goncarova, da cui ebbe quattro figli. Durante il soggiorno a Boldino, nel 1830, scrisse alcune opere teatrali: Mozart e Salieri, Il festino durante la peste, Il cavaliere avaro e L’ospite di pietra. Nel 1831 pubblicò il dramma storico Boris Godunov e, in forma anonima, I racconti del povero Ivan Petrovič Belkin. Nel 1834 pubblicò La donna di picche e nel 1836 La figlia del capitano. Aveva
anche iniziato un’opera storica su Pietro il Grande che lasciò
incompiuta. Indebitato e infelice per il suo matrimonio, Puškin morì per
difendere l’onore della moglie in un duello con il barone francese
Georges D’Anthès.
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