Vescovo
Vermandois (Francia)? - Saint-Quentin (Francia), ca. 560
Patronato: Malattie dei denti
Etimologia: Medardo = onorato e ardito, dal tedesco
Emblema: Bastone pastorale
Suo padre
è uno dei Franchi conquistatori della Gallia con re Clodoveo. Sua
madre è di famiglia gallo-romana: appartiene alla classe nobile del
popolo“conquistato”. Sicché lui, Medardo, fa parte della prima
generazione “francese”, nata dalla fusione delle due stirpi. Dopo gli
studi a Viromandensium (attuale Saint-Quentin) viene ordinato
sacerdote, e diventa precocemente famoso per alcuni miracoli
attribuitigli, minuscoli prodigi. Un giorno, la sua preghiera ha reso
“muta” la campanella che segnalava il furto di una mucca; un’altra
volta, ha placato e dirottato uno sciame di api, inferocite contro un
uomo che rubava l’arnia col miele. Miracoli
a favore dei ladri, insomma. Ma quei ladri stavano derubando lui: sua
era la mucca, suo il miele; sua anche una vigna depredata da uno che
lui ha aiutato a fuggire. Narrazioni ingenue, probabilmente
leggendarie: ma sono importanti come testimonianze della fama di
generosità che lo ha circondato anche da semplice prete. Nel romanzo
ottocentesco I miserabili, di Victor Hugo, troviamo la figura del
vescovo Benvenuto Myriel, di Digne, che non solo perdona chi ha rubato
la sua argenteria da tavola, ma gli regala ancora due candelabri
preziosi. Forse Hugo, creando questo personaggio, si è ispirato ai
racconti sulla generosità di Medardo. Intorno al 545 lo troviamo vescovo dell’attuale Saint-Quentin, nel
territorio sul quale regna Clotario I, uno dei quattro figli di
Clodoveo, che alla morte del padre si sono spartiti il regno. Più tardi,
morti i fratelli, Clotario I regnerà da solo sui Franchi. E
un giorno arriva nell’episcopio di Medardo in Saint-Quentin una donna
disperata. È Radegonda, figlia del re di Turingia, arrivata alla corte
di Clotario I come “bottino di guerra”, e infine sua moglie: ma
sfortunatissima moglie, continuamente tradita e offesa da Clotario, che
poi fa uccidere uno dei suoi fratelli. La donna non ne può più del re,
della corte, vuole lasciare tutto e farsi monaca. Medardo l’accoglie,
la consacra diaconessa e l’avvia verso la nuova vita: Radegonda fonderà
poi un monastero e un ospedale a Poitiers. Questo è l’avvenimento più
importante che le cronache tramandano sull’episcopato di Medardo, che
dura quindici anni. Quando muore, il re Clotario I ordina che il corpo
venga portato a Soissons (all’epoca è la sua capitale). Qui lo si
depone in una tomba, sopra la quale si costruirà poi la chiesa
dell’abbazia di San Medardo. E dove sarà seppellito anche re Clotario
I, morto nel 561. Così, il culto per il vescovo incomincia subito, si
divulga per voce popolare, finché il suo nome sarà iscritto nel
Martirologio Geronimiano e poi in quello Romano. Una biografia dell’XI
secolo lo indica erroneamente come vescovo di Noyon. Alcune
raffigurazioni di san Medardo lo mostrano con la bocca aperta e
sorridente, perché dopo la morte si cominciò a invocare la sua
protezione contro il mal di denti. Per secoli, il suo nome è stato poi
associato anche alla meteorologia, secondo un detto popolare: «Se piove
nel giorno di san Medardo (8 giugno), pioverà ancora per altri quaranta
giorni».
Autore: Domenico Agasso

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