(Torino, 2 ottobre 1937)
E' conosciuto
come uno dei mostri sacri del teatro nostrano. Famoso per le sue
performances sul palcoscenico. Un miracolo della recitazione, fra humour
e aplomb, realismo e magia, serietà e sapore che si merita il titolo di
uno dei più importanti attori italiani. Di origine ceca, ma nato a Torino, Roberto Herlitzka è allievo di Orazio Costa all'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico.Negli
anni 60 si butta sul palcoscenico, interpretando opere come: "Francesca
da Rimini" (1960), "Episodi e personaggi del poema dantesco" (1966),
"Don Giovanni" (1966), "Il candelaio" (1968); "Le mutande" (1968) e poi
ancora "Come vi piace", "Sogno di una notte di mezza estate",
"Prometeo", "Senilità", "Il ventaglio", "Misura per misura", "Otello",
Zio Vanja" "Misantropo". C'è anche un po’ di televisione nella sua
carriera, soprattutto quella firmata da Leonardo Cortese che lo dirigerà sovente, come è accaduto nella miniserie Un certo Harry Bent (1970) con Alberto Lupo, Enzo Garinei, Valeria Fabrizi e Marzia Ubaldi. Il debutto cinematografico arriva invece nel 1973, quando l'amica Lina Wertmüller lo sceglie per recitare ne Film d'amore e d'anarchia.
Sarà solo il primo di una lunga serie di pellicole che lo vedranno come
interprete della regista italiana. Ed è sempre grazie alla Wertmüller
che Herlitzka riesce a ottenere il Premio Gassman come miglior attore per gli spettacoli "Lasciami andare madre" e "Lignea", il primo proprio diretto dalla regista. Ma
torniamo un po’ indietro. Negli Anni Settanta, la carriera di Herlitzka
si divide fortemente fra piccolo schermo e teatro. Gli italiani, ancora
non abituati al colore, lo conoscono per le fiction Il dipinto (1974) e Boezio e il suo re (1974), per la miniserie di Vittorio Armentano Nucleo Centrale Investigativo (1974). Dopo essere stato diretto da Vittorio Cottafavi ne I persiani (1975), è uno dei protagonisti dello sceneggiato L'agente segreto (1978) di Antonio Calenda , poi lo si vedrà ne In tre dentro un fondo di caffè (1979) ed Episodi della vita di un uomo (1980). Mauro Bolognini lo sceglie per lo sceneggiato del 1981, La Certosa di Parma,
nelle vesti di Giletti. L'ultima apparizione in tv, per quanto
riguarda quegli anni, è invece datata 1982, quando prende parte al film
tv Parole e sangue. Nel 1992, dopo essere stato diretto da Luigi Comencini ne Marcellino pane e vino, torna in tv con la miniserie Il cielo non cade mai (1992) di Gianni Ricci e Tonino Valerii. È grazie a Marco Bellocchio, che lo aveva già diretto ne Il sogno della farfalla
(1994), che Herlitzka riesce a ottenere i più illustri riconoscimenti
cinematografici italiani: il David di Donatello e il Nastro d'Argento
come miglior attore protagonista per Buongiorno, notte
(2003) . Il suo ruolo è quello di Aldo Moro, uomo politico italiano,
cinque volte Presidente del Consiglio dei Ministri. Il confronto con Gian Maria Volonté, che aveva già retto quella parte nel film di Giuseppe Ferrara, è così ben superato che gli viene offerto anche il Premio Pasinetti
come miglior attore. Un trionfo. Ma Herlitzka non era a digiuno da
riletture storiche dei problemi italiani e lo aveva già dimostrato con La piovra 7 – Indagini sulla morte del Commissario Cattani (1995). Da non dimenticare il ruolo del pedofilo nobile Don Pietro nel drammatico Marianna Ucrìa (1997) di Roberto Faenza, tratto da un romanzo di Dacia Maraini. Mentre poi, in un ritorno al piccolo schermo, lo vedremo recitare in qualche episodio del telefilm Avvocati (1998), Una sola debole voce (1999) di Alberto Sironi. Spesso diretto da Salvatore Piscicelli, nel 2003 è il protagonista de Le intermittenze del cuore , mentre recentemente è apparso nel film tv Graffio di tigre (2007), in qualche puntata di Boris (2007) e nel film a episodi diretto da Vittorio De Seta All Human Rights for All (2008). Niente male per un umile artista che dice di se stesso di essere nato vecchio e rimasto uguale!


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