Vescovo e dottore della Chiesa
560? - 4 aprile.636
Etimologia: Isidoro = dono di Iside, dal greco
Emblema: Bastone pastorale
Ultimo
dei Padri latini, S. Isidoro di Siviglia (560-636) ricapitola in sè
tutto il retaggio di acquisizioni dottrinali e culturali che l'epoca
dei Padri della Chiesa ha trasmesso ai secoli futuri. Scrittore
enciclopedico, Isidoro fu molto letto nel medioevo, soprattutto per le
sue Etimologie, un'utile "somma" della scienza antica, della quale con
più zelo che spirito critico condensò i principali risultati.
Questo volgarizzatore dotatissimo della scienza antica, che avrebbe
esercitato su tutta la cultura medioevale un influsso considerevole,
era soprattutto un vescovo zelante preoccupato della maturazione
culturale e morale del clero spagnolo. Per
questo motivo fondò un collegio ecclesiastico, prototipo dei futuri
seminari, dedicando molto spazio della sua laboriosa giornata
all'istruzione dei candidati al sacerdozio. La santità era di casa
nella nobile famiglia, oriunda di Cartagena, che diede i natali verso il
560 a Isidoro: tre fratelli furono vescovi e santi, Leandro,
Fulgenzio e il nostro Isidoro; e una sorella, Fiorentina, fu religiosa
e santa. Leandro, il fratello maggiore, fu tutore e maestro di
Isidoro, rimasto orfano in tenera età. Il
futuro dottore della Chiesa, autore di una immensa mole di libri che
trattano di tutto lo scibile umano, dall'agronomia alla medicina,
dalla teologia all'economia domestica, fu dapprima uno studente
svogliato e poco propenso a stare chino sui libri di scuola. Come
tanti coetanei marinava la scuola e vagava per la campagna. Un
giorno si accostò a un pozzo per dissetarsi e notò dei profondi
solchi scavati dalla fragile corda sulla dura pietra del bordo.
Comprese allora che anche la costanza e la volontà dell'uomo possono
aver ragione dei più duri scogli della vita. Tornò
con rinnovato amore ai suoi libri e progredì tanto avanti nello
studio da meritare la reputazione di uomo più sapiente del suo tempo.
Chierico a Siviglia, Isidoro successe al fratello Leandro nel governo
episcopale della importante diocesi. Come il fratello, sarebbe stato
il vescovo più popolare e autorevole della sua epoca, presiedendo
pure l'importante quarto concilio di Toledo (nel 633). Formatosi
alla lettura di S. Agostino e S. Gregorio Magno, pur senza avere la
vigoria di un Boezio o il senso organizzativo di un Cassiodoro, con
essi Isidoro condivide la gloria di essere stato il maestro
dell'Europa medievale e il primo organizzatore della cultura
cristiana. Un'amena leggenda racconta che nel primo mese di vita uno
sciame d'api, invasa la sua culla, depositasse sulle labbra del
piccolo Isidoro un rivoletto di miele, come auspicio del dolce e
sostanzioso insegnamento che da quelle labbra sarebbe un giorno
sgorgato. Sapienza, mai disgiunta da profonda umiltà e carità, gli
hanno meritato il titolo di "doctor egregius" e l'aureola di santo.
Autore: Piero Bargellini

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