Difficile
raccontare e descrivere oggi la miseria di gran parte della
popolazione italiana di appena qualche decina di anni fa, quando si
usava dire del mese di febbraio che è corto e amaro. Stava a
significare che era un mese di miseria perché le provviste di frutta,
legumi secchi, conserve stavano per finire; e così pure l’erba, il
fieno, il becchime per le bestie. Vivere era letteralmente un problema e
bisognava sbarcare il lunario per poter arrivare alla primavera, e ritrovare i frutti della terra. Del resto ancora si dice che l’estate è la mamma dei poveri,
e lo è tuttora soprattutto per i poveri di città. Febbraio invece non
suscita tante simpatie, perché il mese è caratterizzato dal
maltempo, e così non si vede l’ora che finisca:
Finito Carnevà, finito amore,
finito de staccià farina e fiore,
finito de magnà le castagnole!
Finito Carnevà, finito amore,
finito de staccià farina e fiore,
finito de magnà le castagnole!
PS: adesso per il cambiamento del clima e perchè capiamo poco la povertà, questo racconto non vale più.
Lucia
Lucia

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