Se fossi stata un uomo, oggi mi avreste chiamato genio.
(Titel, 19 dicembre 1875 – Zurigo, 4 agosto 1948) è stata una fisica serba.
Prima moglie di Albert Einstein, fu la prima donna ad aver studiato Fisica al Politecnico di Zurigo. Secondo alcuni studiosi, fra cui Evan Harris Walker, fisico e parapsicologo, Mileva Marić avrebbe partecipato alla stesura dei lavori sulla teoria della relatività; l'ipotesi di Walker è tuttora in discussione all'interno della comunità scientifica.
Sono nata in Serbia, quando studiare matematica e fisica era un privilegio negato quasi a tutte le donne. Ma io amavo le formule più delle bambole. Ero diversa, lo dicevano tutti: zoppicavo da una gamba, avevo uno sguardo troppo serio e un’intelligenza che faceva paura. Fui la prima donna ammessa al corso di fisica del Politecnico di Zurigo. E lì incontrai Albert Einstein. Studiavamo insieme, discutevamo di fisica teorica, ci innamorammo. E iniziammo a scrivere… tutto. Formule, lettere, sogni. In molte di quelle lettere lui parlava dei nostri lavori, delle nostre ricerche. Scriveva: “la nostra teoria del moto relativo”. Parlava di me come di una pari. Fino a quando non divenne famoso. Nel 1905 arrivò il suo “anno miracoloso”, l’Annus Mirabilis: pubblicò cinque articoli rivoluzionari, tra cui quello sulla relatività ristretta. Il mondo si inginocchiò davanti a lui. Nessuno si chiese chi fosse quella donna che fino a un anno prima firmava con lui gli appunti. Io ero a casa, con un figlio morto in fasce, due bambini da crescere, e un matrimonio che stava sgretolandosi. Albert cominciò a lasciarmi indietro. Quando mi lasciò, inserì nel contratto di divorzio una clausola terribile: se avesse mai ricevuto il Premio Nobel, avrebbe dato a me il denaro del premio. Come risarcimento. Per la mia vita. Per il mio silenzio. E quel Nobel arrivò. Non per la relatività, paradossalmente, ma per l’effetto fotoelettrico. Mi diede quei soldi. E con quelli mandai avanti i nostri figli, e sopravvissi. La somma di denaro all'epoca ammontava a 121.572 corone svedesi, che corrispondeva al guadagno decennale di un docente universitario.Ma non tornai più in laboratorio. Non pubblicai mai nulla. Mi chiusi in una stanza, a Zurigo. Nel maggio del 1948 Mileva Marić venne colpita da un ictus e venne ricoverata nell'ospedale cantonale di Zurigo. L'11 giugno di quello stesso anno le autorità elvetiche la dichiararono incapace di intendere e di volere e le venne assegnato un tutore legale. Il tutore legale avrebbe fatto le sue veci e avrebbe sbrigato al posto suo tutte le faccende burocratiche e amministrative. Mileva Marić-Einstein morì il 4 agosto 1948 a Zurigo, all'età di 72 anni. Venne sepolta nel cimitero di Nordheim, sempre a Zurigo, secondo il rito serbo-ortodosso.
Ps.Quando morii, nel 1948, non c’era nemmeno una targa sul mio nome. Solo oggi, qualcuno comincia a chiedersi se nella teoria della relatività non ci sia anche il mio sguardo, la mia mente, la mia matematica. Ma la verità è che se sei donna, e sei un genio, prima di tutto ti chiedono di fare la madre. Poi di fare un passo indietro. Io l’ho fatto. E quel passo indietro è durato cent’anni.

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