lunedì 11 agosto 2025

Luciano Bianciardi

Grosseto il 14 dicembre 1922 / Milano14 novembre 1971.
Nasce da Atide e Adele Guidi, severa insegnante elementare.La madre fin dai primissimi anni pretende da lui l’eccellenza negli studi, gli fa frequentare corsi di violoncello e di lingue straniere, seguirà poi con scrupolosa attenzione i successi letterari del figlio ormai lontano, compiendo la prima raccolta di memorie. Il padre, che aveva sognato per sé una carriera di ufficiale dell’esercito, educa il figlio all’amore per Garibaldi e a otto anni gli regala I Mille di Giuseppe Bandi,La famiglia Bianciardi ha recenti ascendenze senesi e Luciano si vanta di un suo avo omonimo, disceso in Maremma per svolgervi la professione di medico.Conseguita con un anno d’anticipo la maturità classica al Liceo-Ginnasio “Carducci-Ricasoli” di Grosseto, si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa nel novembre 1940. I contatti con gli amici grossetani sono ancora molto vivi e anzi nell’anno scolastico 1941-42 accetta una supplenza di lettere nel liceo classico cittadino dove aveva studiato. Alla fine di gennaio del 1943 viene chiamato alle armi. Dopo un periodo di sbandamento seguito all’8 settembre, si aggrega a un reparto di soldati inglesi, in qualità d’interprete, al seguito del quale, agli inizi di giugno 1945 si reca a Forlì, dove rimane fino al congedo che lo riporta a Grosseto. Nel novembre 1945 può riprendere gli studi universitari e li completa in un corso speciale per reduci, voluto alla Normale di Pisa da Luigi Russo. Nel febbraio del 1948 si laurea in filosofia. Tornato a Grosseto, il 25 aprile si sposa con Adria Belardi, da cui avrà due figli, nel 1949 Ettore e nel 1955 Luciana. È proprio di questo periodo l’avvio dell’attività intellettuale di Bianciardi. Riceve dal Comune di Grosseto l’incarico di riordinare la biblioteca civica “Chelliana”, gravemente danneggiata dai bombardamenti del 1943 e dall’alluvione dell’anno seguente. Successivamente ne diverrà il direttore, appassionato animatore di iniziative culturali, tra cui l’invenzione del bibliobus, un furgoncino che portava in lettura libri nelle frazioni e nei poderi sparsi. Organizza il circolo del cinema cittadino, di cui spesso tiene le conferenze; i film proiettati sono quelli del neorealismo italiano, film dell’est europeo, western, documentari della scuola inglese. Avvia un intenso sodalizio intellettuale con Carlo Cassola, che porta ad alcune pubblicazioni comuni e poi, nel 1956, alla sua prima opera in volume, firmata con l’amico, per la casa editrice Laterza: I minatori della Maremma. Sempre in questo periodo prende avvio la pubblicazione su giornali e periodici quali “La Gazzetta”, “Avanti!”, “Il Contemporaneo”, “L’Automobile”, “Comunità”, “Nuovi Argomenti”, “Belfagor”.Alla fine di giugno del 1954, Bianciardi emigra a Milano per lavorare come redattore della casa editrice che stava facendo nascere Giangiacomo Feltrinelli. Tra le sue attività di redattore in casa editrice quella che maggiormente riceve un’impronta bianciardiana è la collana grigia “Scrittori d’oggi”. Ma nell’ultimo scorcio del 1957 è licenziato da Feltrinelli, per le sue difficoltà ad adattarsi agli orari e allo stile di un lavoro che sentiva troppo burocratizzato. La professione con cui guadagna di che vivere e che lo accompagnerà per tutta la vita diviene così quella di traduttore. Alla fine della sua breve vita le traduzioni saranno oltre cento, prevalentemente dall’inglese, ma anche dal francese,coadiuvato dalla sua nuova compagna, la poetessa e narratrice Maria Jatosti, con la quale nel 1958 ha il figlio Marcello. Importante è la sua opera di traduzione dalla letteratura americana.Contemporaneamente pubblica racconti e romanzi propri, tra cui La vita agra, del 1962, che per primo e più di altri gli ha dato notorietà. Questo e altri, come Il lavoro culturale (1957), L’integrazione (1960), Aprire il fuoco (1969), Viaggio in Barberia (1969) hanno forti agganci autobiograficie molti altri.Sempre su un versante didattico-divulgativo è da segnalare la cura di antologie per la scuola media.Intensa e senza soste la collaborazione a giornali, con articoli di costume, di sport, e soprattutto di critica televisiva e cinematografica, pubblicati su giornali quali “L’Unità”, “Il Giorno”, “Le Ore”, “ABC”, “L’Europeo”, “Playmen”, “Guerin Sportivo”. Nel cinema, oltre a seguire le riprese del film La vita agra, da Lizzani tratto dal romanzo omonimo, collabora come soggettista e sceneggiatore con il regista Ermanno Olmi, mentre con lo scrittore Giorgio Cesarano scrive la serie televisiva I Nicotera (1968). Con Enrico Vaime aveva invece scritto la commedia radiofonica Come una grande famiglia (1964).Bianciardi è scrittore pungentemente satirico e autoironico,sente che il bersaglio della sua critica lungi dal sentirsi colpito, lo acclama e lo chiede nei salotti, tanto che dopo l’acquisto della casa a Sant’Anna di Rapallo nel 1964, vivrà sempre più a lungo nella cittadina ligure..Muore a Milano, di cirrosi epatica.

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