Aure lievi odorate,figlie dell’alba amate,
che al ventilar dell’ali
lusingate i mortali;
il volo aure volgete
colà dove vedete
quella barchetta, quella
spalmata navicella,
che come il vello d’oro
sen porta il mio tesoro.
Voi, d’intorno alla prora,
qual d’intorno all’aurora,
aure lievi odorate
a suo favor spirate.
E in mar, che lieto ondeggia,
a suo governo seggia
d’Idalia il nudo arciero,
non crudo e non severo,
non pien d’orgoglio antico
e non di frode amico.
Ma sia ’n volto ridente,
e la sua face ardente
aggia nelle pupille,
da cui vibri scintille,
che a questa navicella
sia cinosura e stella.
Ma se volesse (oh Dio!)
il vago idolo mio
non più far qui ritorno;
aure, nunzie del giorno,
aure lievi odorate,
il volo, ohimè, fermate,
o pur, quasi pentito,
lo rivolgete al lito.

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