(Casale Monferrato, 4 febbraio 1845 – Torino, 2 luglio 1905)
Nato da una famiglia della media borghesia piemontese, è destinato, come il padre, alla carriera in magistratura. Studia dunque legge all'Università degli Studi di Pavia, e nella città lombarda conosce Emilio Praga ed Arrigo Boito, oltre ad alcuni esponenti minori dell'area scapigliata come Luigi Gualdo. Trasferitosi a Torino, vi si laurea nel 1868; qui aderisce all'associazione Dante Alighieri, cenacolo letterario di cui facevano parte, fra gli altri, Giovanni Faldella, Roberto Sacchetti e Giuseppe Giacosa. Le sue composizioni poetiche vengono pubblicate su diversi periodici, tanto più sporadicamente quanto più prosegue - con regolarità e serietà - la carriera in magistratura, che lo porterà per brevi periodi lontano dal natìo Piemonte, prima a Roma, poi a Catania. La percezione di una totale incompatibilità fra la figura del magistrato e quella del poeta lo porta a rifiutare fino alla fine di raccogliere in volume i suoi versi. Appassionato d'arte, collezionista, nonché disegnatore e acquerellista di buon valore, Camerana aveva fra l'altro collaborato con alcune riviste specialistiche ed era amico e sodale di numerosi artisti, tra i quali vanno ricordati soprattutto Leonardo Bistolfi, Antonio Fontanesi e Lorenzo Delleani. Bistolfi fu il curatore della prima edizione delle sue poesie, che volle intercalate da disegni di mano del poeta. Tra i pochi eventi significativi della sua vita, vanno annoverati i frequenti viaggi per l'Europa: in Francia, in Svizzera e, soprattutto, in Olanda, paese che Camerana considera la «...ideal sua patria santa». Dietro la facciata di una regolare vita borghese si celavano in lui segreti tormenti e crisi nervose: una di queste, avvenuta nel 1905, lo spinse al suicidio. La sua poesia è stata considerata da molti critici anticipatrice di alcune fra le più importanti esperienze letterarie del primo Novecento, dai Crepuscolari a Dino Campana, fino ad alcune espressioni che al lettore moderno possono ricordare il Montale degli Ossi di seppia.

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