mercoledì 15 aprile 2020

Settimia Spizzichino

 

(Roma, 15 aprile 1921Roma, 3 luglio 2000)
è stata una deportata ebrea italiana, superstite dell'Olocausto e unica donna sopravvissuta al rastrellamento del ghetto di Roma; nel corso degli anni divenne una tra le preminenti testimoni e memorie storiche della Shoah italiana.
Quinta di sei figli, Settimia Spizzichino era nata in una famiglia del ghetto ebraico di Roma. Il padre, Mosè Mario Spizzichino, era commerciante di libri. La madre, Grazia Di Segni, fu maestra alla scuola ebraica. Fratelli e sorelle erano Gentile e Pacifico, Ada, Enrica e Giuditta. Il 16 ottobre 1943 fu deportata insieme alla madre, due sorelle e una nipotina durante il rastrellamento del ghetto. Il 23 ottobre, dopo sei giorni di viaggio, nel campo Auschwitz-Birkenau iniziò la selezione dei deportati di Roma; mentre la madre e la sorella Ada con la bambina in braccio furono messe nella fila destinata immediatamente alla camera a gas, Settimia con la sorella Giuditta finì nella fila degli abili al lavoro e ricevette il numero 66210. Delle 47 donne rimaste dopo questa prima selezione, Settimia fu l'unica a tornare e a queste compagne di prigionia ha poi dedicato il suo libro di memorie. Ad Auschwitz-Birkenau le venne assegnato il lavoro di spostare pietre; finì all'ospedale del campo e da qui venne portata al campo centrale di Auschwitz, nel blocco 10, dove fu impiegata da Josef Mengele come cavia umana per esperimenti sul tifo e la scabbia. Nell'inverno del 1945, con l'evacuazione di Auschwitz, dovette affrontare una marcia della morte fino al campo di concentramento di Bergen Belsen. Qui i prigionieri venivano ammassati in uno stato di completo abbandono e i morti formavano dei mucchi intorno alle baracche. Il soldato di guardia sulla torretta, impazzito, cominciò a sparare sui prigionieri: Settimia si nascose in un mucchio di cadaveri e lì rimase per diversi giorni, fino alla liberazione del campo da parte degli inglesi, il 15 aprile 1945. Tornata a Roma, sentì il dovere di raccontare, e continuò la sua opera di testimonianza di fronte alle telecamere, con i giovani nelle scuole, e nei viaggi ad Auschwitz. Il 10 dicembre 1998, l'allora sindaco di Cava de' Tirreni, Raffaele Fiorillo, le conferì la cittadinanza onoraria. Tenne il suo ultimo viaggio ad Auschwitz assieme ad alcuni studenti nel 1999, e nel maggio del 2000 per l'ultima volta lasciò la sua testimonianza ad alcuni studenti cavesi nel corso del progetto Il coraggio di ricordare. Morì per un infarto nel luglio dello stesso anno, all'ospedale Fatebenefratelli di Roma. Le sue memorie sono raccolte nel volume scritto insieme a Isa di Nepi Olper Gli anni rubati. La sua storia è anche diventata un documentario dal titolo Nata 2 volte: storia di Settimia ebrea romana, tratto da un'intervista concessa nel 1998 all'archivio della Survivors of the Shoah Visual History Foundation. La sua testimonianza è inoltre contenuta nel documentario di Ruggero Gabbai Memoria.A Roma sono intitolati a suo nome un istituto comprensivo statale (Poggiali-Spizzichino) e il cavalcaferrovia tra via Ostiense e circonvallazione Ostiense. La città di Cava de'Tirreni nel 2011 le ha intitolato una strada

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