Vescovo
Milano, 1096 - 18 aprile 1176
Emblema: Bastone pastorale
Settembre
1847. In Milano, ancora sotto il dominio degli Asburgo, entra il nuovo
arcivescovo, festeggiatissimo perché è italiano (Bartolomeo Romilli)
mentre il predecessore era austriaco. Si fanno in suo onore tre archi
di trionfo, dedicati a sant’Ambrogio, a san Carlo e a san Galdino: ma
la scritta in onore di quest’ultimo è fatta sparire dal Governo, perché
allude troppo. Galdino, infatti, è strettamente legato alle lotte di
Milano, e di altre città lombarde, contro Federico I Barbarossa. Figlio
di piccoli nobili, Galdino è nato a Milano, avviandosi poi alla vita
ecclesiastica. Nel 1160 è arcidiacono della cattedrale, e lo troviamo
con l’arcivescovo Oberto al campo dei milanesi. Nel 1162 assiste alla
distruzione della città ordinata dall’imperatore. Lui e l’arcivescovo
sono schierati con Alessandro III, eletto papa nel 1159 da una parte
dei cardinali, mentre altri eleggevano il filo-tedesco Ottaviano de’
Monticelli col nome di Vittore VI. Scisma nella Chiesa, dunque: papa e
antipapa. In Milano, Oberto proclama la scomunica di Federico come
responsabile dello scisma. Nel 1165 Galdino viene nominato cardinale.
Ora deve seguire il papa nei suoi spostamenti; e nel marzo 1166 si
trova appunto con Oberto in Benevento, a fianco di Alessandro III. Ma
durante il soggiorno Oberto muore, e il papa nomina Galdino suo
successore. Lui deve raggiungere la Lombardia clandestinamente,
travestito da pellegrino, e in città lo accolgono le rovine. Nel 1167,
infine, dopo cinque anni terribili, incomincia la ricostruzione, e uno
dei protagonisti è lui. Riorganizza la Chiesa in Lombardia,
confermandola nella fedeltà ad Alessandro III, e pianifica il soccorso
ai poveri che si sono moltiplicati: quelli di prima, e quelli di
miseria recente, i carcerati per debiti, quelli che non osano chiedere.
Rimesse in piedi le strutture fondamentali per miserie vecchie e
nuove, dice agli amministratori (anzi, fa incidere sulla pietra): "Voi
siete qui solo per servire i poveri". "Strappa il patrimonio della
Chiesa dalle fauci dei rapinatori", dice una sua biografia. Restaura la
cattedrale, aiutato da donne milanesi che donano i pochi gioielli
salvati dai saccheggi del Barbarossa. E ricomincia da capo a insegnare
le preghiere, a pretendere il canto degno di Dio e del suo popolo.
Predica instancabilmente. Anzi, muore sul pulpito della chiesa di Santa
Tecla, dopo un sermone. E in
questo stesso anno la Lega Lombarda vince la battaglia di Legnano. (Per
questo, ancora nel 1847, il nome di Galdino risulta sospetto al
Governo austro-ungarico). Lo stesso Alessandro III lo proclama santo. E
nel XIX secolo il Manzoni darà il suo nome al loquace frate cercante
dei Promessi sposi. Fra Galdino: anche in memoria, pensiamo, del pane
per i poveri, che per molto tempo in Milano si chiamò appunto “pane di
san Galdino”.
Autore: Domenico Agasso

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