Il conte Vittorio Amedeo Alfieri
(Asti, 16 gennaio 1749 – Firenze, 8 ottobre 1803.
stato un drammaturgo, poeta, scrittore e autore teatrale italiano.
Alfieri ebbe un'attività letteraria breve ma prolifica e intensa; il suo carattere tormentato, oltre a delineare la sua vita in senso avventuroso, fece di lui un precursore delle inquietudini romantiche. Giacché di nobili origini, apprese dignitosamente il francese e l'italiano, cioè il toscano classico. Quest'ultimo, tuttavia, risentiva inizialmente degli influssi delle altre due lingue che conosceva, cosa di cui lui stesso si rendeva conto e che lo portò, al fine di spiemontesizzarsi e sfrancesizzarsi, o disfrancesarsi, a immergersi nella lettura dei classici in lingua italiana, a compilare piccoli vocabolari d'uso in cui alle parole e alle espressioni francesi o piemontesi corrispondevano "voci e modi toscani" e a compiere una serie di viaggi letterari a Firenze. Dopo una giovinezza inquieta ed errabonda, si dedicò con impegno alla lettura e allo studio di Plutarco, Dante, Petrarca, Machiavelli e degli illuministi come Voltaire e Montesquieu: da questi autori ricavò una visione personale razionalista e classicista, convintamente anti-tirannica e in favore di una libertà ideale, al quale unì l'esaltazione del genio individuale tipicamente romantica. Si entusiasmò per la Rivoluzione francese, durante il suo soggiorno parigino, nel 1789, ma ben presto, a causa del degenerare della rivoluzione dopo il 1792, il suo atteggiamento favorevole si trasformò in una forte avversione per la Francia. Tornò in Italia, dove continuò a scrivere, opponendosi idealmente al regime di Napoleone. Nell'ottobre del 1777, mentre terminava la stesura di Virginia, Alfieri conobbe la donna che lo tenne a sé legato per tutto il resto della vita, e che definì come il "degno amore": la principessa Luisa di Stolberg-Gedern, contessa d'Albany, moglie di Carlo Edoardo Stuart, pretendente giacobita al trono di Gran Bretagna, secondo la successione Stuart. Nell'aprile del 1784, la contessa d'Albany, per intercessione di Gustavo III di Svezia presso Carlo Edoardo, ottenne la separazione legale dal marito (ma non l'annullamento del matrimonio ) e il permesso di lasciare Roma; si ricongiunse all'Alfieri ad agosto, nel castello di Martinsbourg a Colmar. A Colmar, Alfieri scrisse l'Agide, la Sofonisba e la Mirra.Quest'ultima è ritenuta, assieme al Saul, il capolavoro assoluto di Alfieri, opera anticipatrice, come i miti greci a cui si rifà, di tematiche della psicoanalisi. Nel 1785 portò a termine le tragedie Bruto primo e Bruto secondo. Nel dicembre del 1786, l'Alfieri e la Stolberg (che sarebbe divenuta vedova due anni dopo), per sfuggire all'influenza di Enrico Benedetto Stuart e del potere papale, si trasferirono a Parigi acquistando due case separate; in questo periodo furono ripubblicate le sue tragedie per opera dei famosi stampatori Didot. Nel salotto della Stolberg, Alfieri conobbe molti letterati, in particolare fece la conoscenza di André Chénier. Nel 1789, Alfieri e la sua compagna furono testimoni oculari dei moti rivoluzionari di Parigi. Gli avvenimenti in un primo tempo fecero comporre al poeta l'ode A Parigi sbastigliato, che poi però rinnegò: l'entusiasmo si trasformò in odio verso la rivoluzione, esplicitato nelle rime del Misogallo. Rientrarono a Firenze tra il 1792 e il 1796 Alfieri, a Firenze, si immerse totalmente nello studio dei classici greci traducendo Euripide, Sofocle, Eschilo, Aristofane. Proprio da queste ispirazioni nel 1798 nacque l'ultima tragedia alfieriana: l'Alceste seconda. Si appassiona anche a recitare le proprie tragedie personalmente, preferendo per sé il ruolo di Saul. Dopo periodi di altalenanti problemi di salute e attacchi di gotta e artrite, in cui diminuì il cibo per i problemi gastrici ma continuò a lavorare alacramente, il 3 ottobre 1803 si ammalò gravemente di una febbre gastrointestinale, da cui inizialmente sembrò rimettersi. Tuttavia, alcuni giorni dopo, Vittorio Alfieri si spense improvvisamente a Firenze l'8 ottobre 1803 all'età di 54 anni, probabilmente a causa di infarto cardiaco: Alfieri ebbe un malore, riuscendo solo a far chiamare la contessa d'Albany, a cui aveva lasciato i suoi beni per testamento, e poco dopo, seduto sul letto, si accasciò e non riprese più conoscenza.Venne sepolto nella basilica di Santa Croce, e alle esequie assistette anche il celebre scrittore francese emigrato François-René de Chateaubriand. A sua memoria rimane lo splendido monumento funebre marmoreo, commissionato dall'Albany (sepolta anch'ella nella basilica) e realizzato da Antonio Canova, che fu ultimato dallo scultore neoclassico nel 1810. Morì, a Firenze, nel 1803, venendo sepolto tra i grandi italiani nella Basilica di Santa Croce. Già dagli ultimi anni della sua vita Alfieri divenne un simbolo per gli intellettuali del Risorgimento, a partire da Ugo Foscolo.

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