Il rio
Snodai lenta l'onda fra le strette
ripe sotto l'intrico del fogliame
e il sol tra le fronde agili mette
su lo specchio brunito argentee trame.
Danzano moscerini e 'l mobil sciame
su l'acque un turbinio vivo riflette;
le rondini si spiccan da le rame;
radono l'onde via come saette.
Siedon sul ponte i vecchi novellando:
l'uno col dubitoso viso addita
certe piccole nuvole raminghe.
Movono bimbi lungo il rio, le dita
protese, cautinei rovi, spiando
sui fiori le libellule guardinghe.
E' più lunge il molino. Per la china
scroscia e sibilla il rio nella caduta,
e la rapida ruota una voluta
di spume dietro il suo giro trascina.
A lato il maglio dentro la fucina
ripicchia la monotona battuta:
aspettando l'incarco il ciuco fiuta
odor che giunge fresco di farina.
Volgi, macina, i giri lenti e grevi
mentre induran nei solchi l'altre spiche,
prima che l'aspro verno più t'aggravi.
Spumeggia e canta il rio. Poi si racqueta,
poi c'ha fornite l'utili fatiche
e si rimbuca nell'ombra segreta.
Giovanni Cena
giovedì 23 luglio 2026
Il rio
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