(Praga, 23 settembre 1901 – Praga, 10 gennaio 1986)
è stato un poeta e giornalista ceco.
Era il 1984 quando Jaroslav Seifert,
poeta e giornalista ceco, ricette il Premio Nobel per la letteratura
con la seguente motivazione: “per la sua poesia che, dotata di
freschezza, sensualità e inventiva, fornisce un’immagine di liberazione
dello spirito e della versatilità indomita dell’uomo”. Primo ceco a
vincere il Nobel per la letteratura, Jaroslav Seifert è considerato uno
dei grandi poeti contemporanei e attivo ispiratore dei principali
movimenti avanguardisti cechi, tra cui figura il cosiddetto poetismo.
Nel 1920
partecipò alla costituzione del gruppo Devětsil, che ebbe forte
influsso nella letteratura ceca posteriore, e che combinava i principi
della rivoluzione russa ai movimenti futuristi e dadaisti. Nel 1921 fu
anche membro fondatore del Partito Comunica cecoslovacco che poi
abbandonò nel 1929, dopo un viaggio nell’Unione Sovietica. Sulla spinta
del gruppo Devětsil pubblicò il suo primo libro di poesie, Città in lacrime (1921) per poi iniziare un cammino esteticamente più radicale e lontano dalle dottrine sovietiche che confluirono ne Nient’altro che amore
(1923) opera che è alla base dei principi del “poetismo”. Negli anni
seguenti, senza abbandonare i movimenti e le pubblicazioni socialiste,
approfondì l’avanguardia della sua creazione poetica in titoli come Sulle onde del telegrafo senza fili (1926), L’usignolo canta male (1926) – in cui già si percepisce una concezione del mondo pessimista – e Il colombo viaggiatore
(1929). Negli anni Trenta, mano a mano che la situazione politica e
sociale andava degradandosi, si rivolse al classicismo e la sua voce
divenne più chiara e forte. Il titolo che segna questo giro di boa è La mela dal grembo
(1933), in cui il poeta considera conclusa la propria fase giovanile
per diventare un gran maestro di quel verso musicale ed espressivo che
gli porterà grande popolarità. Le braccia di Venere (1936) e Primavera addio
(1937) sono libri che si inseriscono in questo solco. Sotto
l’occupazione tedesca e all’inizio della seconda guerra mondiale scrisse
versi patriottici e antifascisti che troviamo in Otto giorni (1937), Spegnete le luci (1938) e Il ventaglio di Bozena Nemcová (1940). Praga occupata è la città che canta in titoli come Vestita di luce (1940) e Ponte di pietra
(1945). Jaroslav Seifert continuò a scrivere e a pubblicare anche a
guerra terminata, ma, dopo aver pronunciato un discorso critico contro
la politica culturale imposta dal regime stalinista, venne ostracizzato
per diversi anni. Jaroslav Seifert comparve nuovamente sulla scena
pubblica nel 1965 con Il concerto sull’isola, libro a cui sono seguiti La cometa di Halley (1967) e La colata delle campane
(1967). Venne eletto presidente dell’Unione degli Scrittori
Cecoslovacchi e in questa veste condannò l’invasione sovietica del suo
Paese, presa di posizione che gli provocò non poche difficoltà, tanto
che diversi suoi libri vennero poi pubblicati direttamente in Germania e
non in patria. Seguì un decennio di silenzio fino a quando non firmò,
nel 1977, la Charta 77, la più importante iniziativa del
dissenso in Cecoslovacchia, a favore della libertà di espressione e del
rispetto dei diritti umani in genere. I suoi ricordi hanno visto la
luce nel 1981 con il titolo Tutta la bellezza del mondo mentre nel 1983, un anno prima di ricevere il Nobel, ha visto la luce la sua ultima raccolta poetica: Essere poeta. Il 23 settembre 2011 Google ha realizzato un doodle, disponibile solo nella Repubblica Ceca, dedicato a Jaroslav Seifert in occasione del suo 110° anniversario della nascita.


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