La
festività odierna, di cui abbiamo la prima testimonianza nel secolo IV a
Gerusalemme, venne denominata fino alla recente riforma del calendario
festa della Purificazione della SS. Vergine Maria, in ricordo del
momento della storia della sacra Famiglia, narrato al capitolo 2 del
Vangelo di Luca, in cui Maria, in ottemperanza alla legge, si recò al
Tempio di Gerusalemme, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, per
offrire il suo primogenito e compiere il rito legale della sua
purificazione. La riforma liturgica del 1960 ha restituito alla
celebrazione il titolo di "presentazione del Signore", che aveva in
origine. L'offerta di Gesù al Padre, compiuta nel Tempio, prelude alla
sua offerta sacrificale sulla croce. Questo
atto di obbedienza a un rito legale, al compimento del quale né Gesù né
Maria erano tenuti, costituisce pure una lezione di umiltà, a
coronamento dell'annuale meditazione sul grande mistero natalizio, in
cui il Figlio di Dio e la sua divina Madre ci si presentano nella
commovente ma mortificante cornice del presepio, vale a dire
nell'estrema povertà dei baraccati, nella precaria esistenza degli
sfollati e dei perseguitati, quindi degli esuli. L'incontro
del Signore con Simeone e Anna nel Tempio accentua l'aspetto
sacrificale della celebrazione e la comunione personale di Maria col
sacrificio di Cristo, poiché quaranta giorni dopo la sua divina
maternità la profezia di Simeone le fa intravedere le prospettive della
sua sofferenza: "Una spada ti trafiggerà l'anima": Maria, grazie alla
sua intima unione con la persona di Cristo, viene associata al
sacrificio del Figlio. Non stupisce quindi che alla festa odierna si sia
dato un tempo tale risalto da indurre l'imperatore Giustiniano a
decretare il 2 febbraio giorno festivo in tutto l'impero d'Oriente. Roma
adottò la festività verso la metà del VII secolo; papa Sergio I
(687-701) istituì la più antica delle processioni penitenziali romane,
che partiva dalla chiesa di S. Adriano al Foro e si concludeva a S.
Maria Maggiore. Il rito della benedizione delle candele, di cui si ha
testimonianza già nel X secolo, si ispira alle parole di Simeone: "I
miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i
popoli, luce per illuminare le genti". Da questo significativo rito è
derivato il nome popolare di festa della "candelora". La notizia data
già da Beda il Venerabile, secondo la quale la processione sarebbe un
contrapposto alla processione dei Lupercalia dei Romani, e una
riparazione alle sfrenatezza che avvenivano in tale circostanza, non
trova conferma nella storia.
Autore: Piero Bargellini

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