Alla nascita infatti venivano assegnati tre nomi al maschio: il praenomen (p.es. Marco; in tutto erano circa una ventina), il nomen (p.es. Tullio) e il cognomen
(p.es. Cicerone); e uno solo alla femmina, quello della gens a cui
apparteneva, usato al femminile. La donna veniva considerata non come
individuo, ma come parte di un nucleo familiare. Cicerone, p.es.,
chiamerà la figlia col nome di Tullia. Se le figlie erano più di una,
accanto al nome della gens portavano il nome generico di Prima,
Secunda, ecc. Ma questo era la plebe a farlo, i patrizi preferivano
attingere alle antenate illustri. Per distinguere due sorelle oppure
madre e figlia si usavano l'aggettivo senior o junior. I liberti,
maschi o femmine, assumevano il nome del patrono. A volte, ma solo per
i maschi, si aggiungeva un soprannome per meriti civili o militari:
p.es. l'Uticense, il Censore, l'Africano...D'altra parte avere un nome
proprio contava relativamente: nella Roma repubblicana venivano
censite solo le donne che, in quanto ereditiere, avevano l'obbligo di
contribuire a mantenere l'esercito.
Si
noti che a differenza di quella romana, la donna etrusca poteva
essere identificata anche col nome della madre, poteva partecipare ai
banchetti sdraiandosi sui letti con gli uomini (mentre a Roma le donne
dovevano stare sedute), si occupava di affari pubblici, discutendo di
politica (anche se non poteva votare né essere eletta), usciva di casa
quando voleva, talvolta era libera di scegliersi lo sposo e in genere
aveva una libertà che scandalizzava molto gli scrittori greci e
romani, che descrissero gli etruschi come un popolo privo di moralità.

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