martedì 15 settembre 2026
15 settembre Santa Caterina Fieschi Adorno
15 settembre Santa Caterina Fieschi Adorno
Vedova
Genova, 1447 – 15 settembre 1510
Etimologia: Caterina = donna pura, dal greco
Nel 1494-95 l’esercito del re francese Carlo VIII ha percorso l’Italia, portando con sé, come dice Francesco Guicciardini, i semi "di orribilissimi accidenti... e infermità fino a quel dì non conosciute". L’infermità che atterrisce è la sifilide. Esisteva già, ma lo scorrazzare degli eserciti l’ha propagata in dimensioni catastrofiche e con effetti ripugnanti. I malati ricchi chiamano i medici in casa, quelli poveri muoiono per le strade, nei fossi. Ma a Genova, nel 1497, emerge un gruppo che si dedica a questi scarti umani, li accoglie, li nutre, li cura. Animatrice: una signora di rango, Caterina Fieschi, moglie del nobile Giuliano Adorno. Li hanno sposati le famiglie e sono due malmaritati, che stanno insieme per ragioni di facciata; e delle avventure di lui parla tutta Genova.Lei però si libera da questa situazione attraverso un’esperienza mistica che la porta a guidare in Genova la reazione evangelica alla decadenza della Chiesa, anche attraverso la dedizione agli abbandonati; a diventare riformatrice con largo anticipo, attirando nell’impresa anche il marito, e dirigendo l’impegno dei rinnovatori verso un obiettivo preciso: vivere l’esperienza dell’amore di Dio andando dai più infelici e disprezzati. "Andava lei e nettava le miserie e brutture di detti infermi e poveri... con puzze quasi intollerabili et trovava anche quelli che dicevano parole terribili di disperazione". Qui c’è un aspetto applicato della sua esperienza, che non si ferma a quest’opera com’è descritta dai suoi discepoli. Caterina è una mistica che si tuffa nella realtà, con singolari doti che nel XX secolo si chiameranno manageriali: cambia organizzazione negli ospedali, cerca il nuovo e il meglio tra medici e cure. Ma parte sempre dall’idea di Dio-Amore, di quest’amore che va trasmesso subito a tutti, cominciando dai disperati.Il notaio e umanista genovese Ettore Vernazza, su impulso di lei, dà vita alla fraternità del Divino Amore, movimento di clero e di laici protesi a una riforma radicale della vita cristiana, che servirà di modello ad altre associazioni simili, tutte fondate sulla riforma interiore da un lato e sullo spendersi dall’altro, in ogni necessità. “Madonna Caterinetta”, come la chiamano, si ammala anche di peste curando una malata. E i suoi discepoli scrivono che, "sanata che fu, ritornò al servizio dell’hospidal con gran cura e diligenzia". Il movimento di riforma cattolica, dall’interno e senza ribellione, reagisce all’indifferenza colpevole di Roma insegnando e facendo, dando coraggio a molti cristiani anche nei tempi più demoralizzanti. Bisogna "piantare in li cori nostri il divino amore, cioè la carità". Questo è l’insegnamento di Caterina, dispensato e vissuto fino alla morte; la ricetta contro l’inerzia, la premessa per la ripresa. Morta nel 1510, Caterina Fieschi Adorno sarà canonizzata da Clemente XII nel 1737.
La Diocesi di Genova ne celebra il culto il 12 settembre.
Autore: Domenico Agasso
Cari docenti, insegnati, maestre
Cari docenti, insegnati, maestre,prima di aprire il registro, prima di spiegare la lezione del giorno o consegnare quella verifica, fate un respiro profondo e guardateli.
Vi dimenticate troppo spesso di cosa significasse avere la loro età: di quanto fosse enorme ogni piccolo fallimento, di quanto facesse male sentirsi diversi o di come ci si sentisse soli in una classe piena di gente. Oggi, dall'alto della vostra esperienza, l'errore più facile è giudicarli. Li definite svogliati, distratti o fragili, ma vi dimenticate di guardare lo zaino invisibile che portano sulle spalle ogni mattina.
Guardateli bene. In classe non entrano solo studenti, ma vite intere:
C’è chi ha cambiato città e si sente un pesce fuor d'acqua.
C’è chi convive con una diagnosi o una difficoltà e si sente sbagliato.
C’è chi torna in una casa dove i genitori si stanno separando.
C’è chi subisce battute cattive nei corridoi e si chiude in un silenzio che fa male.
C’è chi vive il peso di rinunce economiche, ma prova a sorridere lo stesso.
Capiteli. Un ragazzo che si chiude in sé stesso non sta rifiutando la scuola: sta chiedendo protezione. Un ragazzo che si arrabbia non cerca uno scontro: sta gridando che qualcosa dentro gli fa male.
Come educatori avete un potere immenso: potete essere la differenza tra un ragazzo che si arrende e uno che scopre il proprio valore.
La didattica è fondamentale, ma l'umanità viene prima. Un voto non curerà mai una solitudine. Ma uno sguardo che non giudica, una parola di incoraggiamento al momento giusto e la pazienza di ascoltare possono davvero salvare una vita. Aiutateli a capire che possono cadere senza essere considerati un fallimento, e siate gli adulti capaci di dire: "Non so esattamente cosa provi, ma sono qui."
Insegnare non significa riempire un vaso, ma accendere un fuoco. Oggi, prima di valutare la loro preparazione, valutate il loro stato d'animo. Fate della vostra aula un posto sicuro, dove nessuno si senta mai un'etichetta, ma sempre e solo una persona. 
lunedì 14 settembre 2026
Domani tutti , tutti a scuola... Si riparte!
Si riparte!
Con l’inizio di un nuovo anno scolastico, ricordiamoci che ogni bambino entra in classe con talenti, tempi, bisogni e modi di imparare diversi.
La vera inclusione non è chiedere a tutti di essere uguali, ma offrire a ciascuno le opportunità di cui ha bisogno per poter brillare.
Che sia un anno di scoperte, crescita, rispetto e soprattutto di una scuola in cui nessuno resti indietro.
Buon inizio di scuola a tutti! 

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