venerdì 31 luglio 2026

Famedio

Il famedio è un tempio o un edificio funerario laico che custodisce o celebra le spoglie e la memoria di personaggi illustri e cittadini benemeriti di una comunità.
La parola deriva dal latino
fama (fama) e aedes (tempio o casa), coniata alla fine dell'Ottocento. 

Origine e Significato
  • Etimologia: Composto da fama e aedes, significa letteralmente "tempio della fama".
  • Funzione: Conservare tombe, lapidi o iscrizioni di persone che hanno dato lustro alla città o alla nazione per meriti artistici, letterari, scientifici o sociali. 
Il Famedio più famoso
  • Milano: Il più celebre si trova all'ingresso del Cimitero Monumentale di Milano, un imponente edificio in stile neogotico inaugurato nel 1866. 
  • Illustri ospitati: Accoglie le ceneri o le memorie di grandi personalità come Alessandro Manzoni, Carlo Cattaneo, Salvatore Quasimodo, Giorgio Gaber e Alda Merini.
  • Non conoscevoo questa parola e questo posto.
  • Lucia.

Molti uomini

Molti uomini hanno potuto raggiungere la loro posizione da dirigente solo perchè non sono stati ostacolati da nessuna gravidanza.

Anna Magnani

Franca Valeri

Franca Valeri, pseudonimo di FrancaMaria Norsa (Milano, 31 luglio 1920 - Roma, 9 agosto 2020),

è stata un'attrice, comica, cabarettista, drammaturga, sceneggiatrice, attrice teatrale e regista teatrale italiana, nota per la sua lunga carriera di interprete caratterista. Appassionata di teatro musicale, nella sua carriera si è dedicata anche alla regia operistica), è un'attrice, conduttrice televisiva e scrittrice italiana di teatro e cinema, famosa per le sue grandi qualità di caratterista.Dopo l'adolescenza, nel 1942, in seguito al fidanzamento con il futuro consorte Vittorio Caprioli, dal quale divorzierà nel 1974, entra nella compagnia del Teatro dei Gobbi, che torna con successo in Italia dopo l'esordio a Parigi. Nel 1946 entra anche nella rivista e presto inizia una brillante carriera che la porta ad essere attrice protagonista celebratissima del cinema italiano lavorando con Totò, Alberto Sordi e Sofia Loren. Al teatro di prosa, si accosta nel 1948 In poco tempo, grazie anche alla radio, crea alcuni dei suoi personaggi più famosi: la signorina Cesira, diventata la signorina snob per la televisione (dove stigmatizzava con sagacia e ironia i comportamenti ipocriti della borghesia milanese), e la Signora Cecioni, una romana popolana, sempre al telefono con mammà. Il nome d'arte Franca Valeri viene scelto nei primi anni cinquanta su suggerimento dell'amica Silvana Ottieri, che in quel periodo stava leggendo un libro del poeta Paul Valéry, su spinta del padre ingegnere che non era convinto della carriera d'attrice della figlia. Nel 1950 Colette Rosselli e Indro Montanelli si trovano a Parigi, dove va in scena proprio il Carnet de notes n. 2. Montanelli e la Rosselli sono amici della Valeri e sostenitori dello spettacolo. Nasce così in quel periodo la collaborazione la Valeri e la Rosselli, che le porterà a realizzare congiuntamente il libro, fortemente sostenuto dallo stesso Montanelli, Il diario della signorina snob, pubblicato nel 1951 dalla Mondadori. Il volume è frutto della celebrità ottenuta dal personaggio della "signorina snob" alla radio, alla fine degli anni quaranta. In questo decennio, la Valeri prosegue l'attività di attrice cinematografica in film quali (Luci del varietà di Lattuada e Fellini e una lunghissima serie di commedie, spesso al fianco di Alberto Sordi, tra le quali spicca Il vedovo (1959)..Prosegue la carriera cinematografica in Leoni al sole (1961), Parigi o cara (1962) e Scusi, facciamo l'amore? (1968).Franca Valeri è colonna portante del varietà televisivo dagli anni sessanta, spesso diretta da Antonello Falqui in trasmissioni come Studio Uno (1966), Le divine (1959), Sabato sera condotto da Mina(1967). Negli anni 70 si dedica prevalentemente al cinema.Torna in televisione nel 1995 con la sit-com Norma e Felice accanto al comico Gino Bramieri, seguita dalle due serie di Caro maestro (1996-1997), nelle quali interpretava il ruolo della bidella della scuola elementare nella quale era ambientato il telefilm. Nel 1999 è accanto all'amico Nino Manfredi in Linda, il brigadiere e.... Nello stesso anno ritorna nel varietà La posta del cuore, a reinterpretare la Signora Cecioni. Nello stesso anno, con la regia di Adriana Asti, interpreta Alcool, una gustosa commedia sulla decadenza dell'alta borghesia. Grande appassionata di opera lirica, nella sua lunga carriera si è dedicata anche alla regia operistica. Oltre che attrice famosa è autrice di commedie di successo, come Lina e il cavaliere, Meno storie, Tosca e altre due (portata anche sul grande schermo nel 2003) e Le Catacombe. Nel 2003 collabora con il rapper Frankie HI-NRG MC, prestando la sua voce per i pezzi prologo ed epilogo dell'album Ero un autarchico. Nello stesso anno recita in La vedova Socrate, un testo liberamente ispirato a La morte di Socrate di Dürrenmatt; ed interpreta il film Tosca e altre due. Nel 2005 ha pubblicato Animali e altri attori..Il 25 settembre 2009 riappare in televisione su Rai 1 in una puntata del varietà I migliori anni. Ospitata ed intervistata da Carlo Conti viene tributata dal pubblico con lunghi e calorosi applausi in ricordo della sua fulgida carriera. Il 6 aprile 2010 viene intervistata da Pino Strabioli nel programma televisivo Cominciamo bene prima di Raitre. Nel dicembre 2010 Franca Valeri pubblica il libro autobiografico Bugiarda no, reticente, un racconto di un centinaio di pagine nel quale traccia i principali avvenimenti della sua esistenza, che l'hanno portata a intraprendere la carriera artistica come autodidatta. A gennaio 2011 l'attrice torna sul palco del Teatro Valle di Roma con due lavori: Non tutto è risolto (commedia diretta da Giuseppe Marini, con Licia Maglietta, confermata anche nella stagione successiva), la nuova commedia di cui è autrice e protagonista, e La vedova Socrate, un testo liberamente ispirato a La morte di Socrate di Dürrenmatt che aveva debuttato nel 2003; vi farà ritorno il 16 giugno durante l'occupazione. Nell'aprile dello stesso anno aveva già sostenuto quella della Sala Arrigoni (ex Cinema Palazzo) nel quartiere di San Lorenzo, partecipandovi con un intervento insieme con Sabina Guzzanti. Insieme a Luciana Littizzetto scrive il libro L’educazione delle fanciulle, per poi essere ospite della seconda serata del Festival di Sanremo 2014, condotto dalla stessa Littizzetto insieme a Fabio Fazio. Muore all'alba del 9 agosto 2020 nella sua casa di Roma, pochi giorni dopo aver festeggiato il suo 100º compleanno. La camera ardente viene allestita il 10 agosto presso il Teatro Argentina alla presenza di amici e colleghi dello spettacolo, mentre i funerali sono celebrati in forma privata per volere della famiglia. In seguito la salma è tumulata accanto a quella del compagno nel cimitero comunale di Trevignano Romano dove aveva vissuto per molti anni della sua vita. Il 2 novembre 2020 il suo nome è stato iscritto nel Famedio di Milano.

Non conosci la differenza


 

Il rispetto

 


Un'enorme borsa di bottoni.

Disfare la casa dei tuoi genitori è un passo misto di tenerezza, emozione e tristezza infinita...🌺
È salvare ricordi, trovare piccoli tesori che non ricordavi o di cui non sapevi nemmeno l'esistenza.
Ti senti come un intrusa che apre cassetti chiusi che ficca il naso nelle intimità degli altri.
Trovi il tuo passato, i ricordi d'infanzia, i tuoi, quelli dei tuoi genitori, anche dei tuoi nonni mescolati con le tracce di fotografie varie. Potresti passare giorni interi e settimane, per organizzare il tutto ma vorresti anche non finisse mai, per continuare come metafora di quel primo cordone ombelicale, come quell'ultima occasione per annusarne l'odore, ancora negli armadi pieni dei loro vestiti . In uno di quei momenti di lacrime e sorrisi, ho trovato i bottoni di mia madre, un enorme dono per l'immaginazione e la riflessione. 
Ho passato due pomeriggi a classificarli, guardarli, quasi coccolarli e alla fine lasciando la loro esistenza riflessa in questa foto come omaggio alla donna eccezionale a molti livelli che è stata mia madre.
I bottoni di mia madre mi hanno detto molte cose; Ho ritrovato il passato di famiglia in varie forme e diversi materiali: pelle, madreperla, metallo, legno, plastica… .; Ho letto storie sui bottoni degli anni '50 che riconosco in una foto giallastra di mia nonna, quelle con le trecce dei bambini, i vestiti da festa, le vesti per essere a casa, le camicie dei bambini della scuola , bottoncini per vestiti per neonati, bottoni foderati ... ci sono centinaia di bottoni, alcuni belli, altri orribili.
Scopro che a casa mia non veniva mai lanciato un bottone, quando un indumento veniva ritirato, i bottoni venivano tenuti e gli stracci venivano fatti con il tessuto. Un eterno "just in case" e una costante "questo è costato denaro".
In queste centinaia di bottoni leggo il salto generazionale e intuisco come siamo cambiati e forse cosa abbiamo perso. Quello che non so è quanti bottoni mancano, quanti sono stati davvero utili, quali sono stati innestati su un altro capo; la borsa ha solo quelli che non hanno mai visto più vita rispetto alla foto in cui sono ora immortalati. E alla fine, la vita potrebbe essere proprio questo, un'enorme borsa di bottoni. web  

Caro Luglio

 


31 luglio San Giustino De Jacobis

31 luglio  San Giustino De Jacobis da San Fele
Vescovo
San Fele (Potenza), 9 ott 1800 - Zula (Eritrea), 31 luglio.
Etimologia: Giustino = onesto, probo
Emblema: Bastone pastorale 

Fa le sue prime esperienze e corre i suoi primi rischi nel 1836-37 curando i colerosi di Napoli, nell’epidemia che provoca quindicimila morti in città, dopo aver colpito il Nord e il Centro Italia (e farà altre stragi in Sicilia). Giustino De Jacobis appartiene alla “Congregazione della Missione” di san Vincenzo de’ Paoli. Settimo dei 14 figli di una famiglia lucana, Giustino è stato ordinato sacerdote a Brindisi nel 1824. Nel 1839 arriva come missionario in Etiopia e il suo campo di lavoro è il Tigré: principalmente Adua, e poi Guala (Adi Kwala) dove pensa subito a formare preti etiopici, dando vita a un seminario chiamato “Collegio dell’Immacolata”. Questo è già territorio cristiano (con una presenza di islamici): c’è la Chiesa copta, che non è stata mai unita a Roma, e la cui dottrina monofisita non ammette in Cristo una natura umana insieme a quella divina. Giustino De Jacobis avvicina i copti con rispetto e amicizia; ne porta alcuni con sé in un viaggio a Roma e in Terrasanta, senza chiedere conversioni. Uno di essi, però, Ghebré Michaïl, nato nel Goggiam, si fa cattolico, diventa sacerdote e maestro del seminario, pubblicando una grammatica e un dizionario della lingua locale. Valorizzare le culture che incontra: anche questo fa parte della “linea De Jacobis” in missione. Nella regione cresce la popolarità di Abuna (padre) Jacob, come lo chiamano, e si sviluppa la comunità cattolica, che entra però in conflitto col vescovo copto Abuna Salama, specie quando De Jacobis viene nominato vescovo e vicario apostolico (lo consacra il grande Guglielmo Massaia, vescovo dei Galla sull’altopiano etiopico, nel 1849). Il contrasto diviene persecuzione quando un piccolo capo della zona di Gondar, Kasa, sottomette i ras proclamandosi imperatore col nome di Teodoro II. Spinto dall’Abuna Salama, fa poi imprigionare De Jacobis con i suoi sacerdoti; e uno di essi, il dotto Ghebré Michaïl, muore di stenti in catene (sarà beatificato nel 1926). A questo punto Salama scrive a Teodoro: "Devi cacciare l’Abuna Jacob. Ma non lo uccidere: è un santo!". Così il vescovo Giustino viene espulso con un gruppetto dei suoi fedelissimi, e muore di sfinimento nella zona più torrida dell’Eritrea, presso Zula, mentre cerca di raggiungere il porto di Massaua. "Giustino De Jacobis è stato padre per la Chiesa d’Etiopia", scrivono i vescovi etiopici nell’Anno santo 1975 al papa Paolo VI, che lo ha proclamato santo il 26 ottobre. In quell’occasione, ricordando l’anticipatrice visione ecumenica di Giustino, il Pontefice affermava: "Volle accostare i Copti etiopici, e anche i fedeli musulmani; e, pur se per questo andò incontro a gravi ostilità e incomprensioni, intese dare incremento ai valori cristiani ivi esistenti, mirando all’unità e all’integrità della fede". E ha poi aggiunto: "Ha un solo torto, quello d’essere troppo poco conosciuto". Le sue ultime parole furono di raccomandazione e di affetto verso i suoi discepoli: "Figli miei, tutti voi avrete parte del mio affetto, voglio benedirvi!" "Non piangete, non piangete, continuò Giustino, non abbiate timore perché se vi conformerete alle raccomandazioni che vi ho fatto, nessuna cosa potrà nuocervi. Trasmettete questi avvisi a quelli che sono ad Hebo, Alitiena, Halai, Moncullo. Che tutti si ricordino di me nelle preghiere".


Autore: Domenico Agasso


Asciughino

A Firenze l’asciughino è il panno da cucina per asciugare piatti, bicchieri e mani. Altrove dicono strofinaccio, canovaccio, asciugapiatti. Qui invece spesso parte naturale: “Dov’è l’asciughino?”. E quando sparisce, di solito è appoggiato sulla spalla di qualcuno che giura di non averlo preso.

giovedì 30 luglio 2026

Mimi Reinhardt


Mimi Reinhardt (nata Carmen Koppel)
è stata una segretaria austriaca ebrea. 
Durante la seconda guerra mondiale lavorò come segretaria per Oskar Schindler aiutandolo a redigere le liste degli ebrei da salvare durante l'Olocausto. Contribuì così a salvare la vita di circa 1300 persone. Mimi compì studi linguistici presso l'Università di Vienna, dove apprese la stenografia. A Vienna incontrò il suo futuro marito, che seguì poi a Cracovia nel 1936. Nel 1939 nacque il loro figlio Sascha Weitmann. Insieme a suo marito, riuscì a portare il figlio e sua nonna in Ungheria dopo l'occupazione nazista della Polonia. Fu arrestata insieme al marito che fu ucciso davanti al cancello del ghetto di Cracovia mentre cercava di fuggire da lì. Dopo lo smantellamento del ghetto, fu trasportata con altri ebrei nel campo di Plaszow. Poiché era in grado di stenografare, fu impiegata nella gestione del magazzino del campo, dove incontrò Oskar Schindler, diventandone quindi la segretaria. Dopo che Schindler aveva chiesto al comandante del campo delle SS Amon Göth più lavoratori, Weitmann iniziò a compilare l'elenco degli operai in modo che potessero poi essere trasferiti nel sottocampo di Brünnlitz, dove Oskar Schindler continuò a gestire la sua attività di armamenti. Il treno che doveva portare i lavoratori ebrei presenti sulla lista da Plaszow a Brünnlitz nell'autunno del 1944 fu dirottato ad Auschwitz. Mimi Weitmann e gli altri ebrei di Schindler vi rimasero per circa due settimane e descrissero l'esperienza come se provenisse "direttamente dall'Inferno di Dante". Schindler cercò di riportare i suoi lavoratori a Brünnlitz, salvando 1200 ebrei. Nel dopoguerra Weitmann si trasferì con suo figlio a Tangeri, in Marocco, dove sposò il suo secondo marito, un direttore d'albergo. Nel 1957 la famiglia si trasferì negli Stati Uniti e visse a New York. La coppia ebbe una figlia che morì, malata, all'età di 49 anni. Nel 2007, all'età di 92 anni, Mimi Reinhardt raggiunse suo figlio a Herzliya, in Israele, dove era emigrato. Lì morì all'età di 107 anni in una casa di riposo.

Sc egli la vita

 


Chi comanda


 

Bertulfo

Il nome Bertulfo (variante del più comune Bertolfo)
è un nome maschile di origine germanica che significa letteralmente "lupo famoso" o, in senso lato, "guerriero illustre".
Il nome è composto da due radici linguistiche di origine germanica:
berht: che significa "brillante", "famoso" o "illustre".
vulf (o wulfa): che significa "lupo", un animale sacro e simbolo di coraggio per i popoli germanici.
L'onomastico si festeggia principalmente il 19 agosto in memoria di San Bertulfo di Bobbio (noto anche come Bertolfo). Fu un monaco franco, parente di san Arnolfo di Metz, che divenne il terzo abate della celebre Abbazia di San Colombano a Bobbio.
Variante italiana principale: Bertolfo.
Variante francese: Bertoul.
Popolarità: Si tratta di un nome storicamente nobile ma oggi estremamente raro in Italia. La sua presenza è legata quasi esclusivamente al culto del santo in Emilia e Liguria

Godeleva

Il nome Godeleva significa letteralmente
"amata da Dio" o "eredità divina".
Si tratta di un nome femminile rarissimo in Italia, fortemente legato alla tradizione religiosa dell'Europa settentrionale. 
Ha origini germaniche e nasce dall'unione di due radici linguistiche ben distinte: God che significa "Dio"
(presente anche in nomi come Goffredo o Godwin). 
Leub / Leif: che si traduce con "amore", "caro" oppure "eredità/discendente".  
Le varianti più comuni all'estero sono Godelieve (olandese e fiammingo) e Godeliva
L'onomastico si festeggia tradizionalmente il 30 luglio (o il 6 luglio in alcune località) in memoria di Santa Godeleva (vissuta nell'XI secolo). 
La sua figura è particolarmente venerata in Belgio: 
Fu una giovane nobile fiamminga data in sposa a un signore locale, che la perseguitò e la fece uccidere.La tradizione devozionale la invoca per la guarigione da traumi cranici, ecchimosi e dolori alla gola.

Cristanziano

Cristanziano è un nome proprio di persona italiano raro, legato principalmente alla figura di un santo locale e nato storicamente da un errore di trascrizione. Significa "cristiano" o "seguace di Cristo".

Origine e significato
Significato: Vuole dire "cristiano", unendo il nome Cristo all'aggettivo cristiano.
Origine: Nasce da un errore di lettura in un antico codice del Martirologio Geronimiano, dove l'abbreviazione del nome Crisogono fu scambiata per Cristanziano
Il Santo patrono
San Cristanziano: Considerato dalla tradizione popolare diacono e compagno di sant'Emidio ad Ascoli Piceno.
Onomastico: Si festeggia il 13 maggio.
Diffusione: Il culto è legato a poche località italiane, come Agnone in Molise e Maltignano nelle Marche, dove è protettore contro le tempeste.

Lo sposo

 LO SPOSO

Il fiume travolsemi, o Lia,
Mi uccise col rosso cavallo.
Or dormo in una casa di cristallo
Giù nel mar di Baronia.
Pur nella notte sacra posso
Ritornare al mio focolare:
E mi vedrai, mia Lia! verrò dal mare
Ritto sul cavallo rosso.
E ne udrai da lungi la pesta,
E il fremito della criniera.
O Lia, togliti allora dalla testa,
O mia Lia, la benda nera.
Io ti veda vestita d’oro
Vestita di fiamma, o mio fiore.
E ancor ti avvolgan i canti del coro,
E le fiamme del mio cuore.

Sebastiano Satta 

Famedio

Il famedio è un tempio o un edificio funerario laico che custodisce o celebra le spoglie e la memoria di personaggi illustri e cittadini b...