La mia infanzia e anche un pò di gioventù 
Le sere di grande calore, quando la casa aveva cotto tutto il giorno, non si restava dentro. Si usciva a vivere fuori.
Dopo cena, nei paesi, ognuno tirava la propria sedia davanti alla porta, sul marciapiede o nel cortile, là dove saliva finalmente un po' d'aria fresca. La strada diventava un salotto all'aperto. Ci si sistemava alla frescura per l'ora più bella della giornata.
E si parlava, da una soglia all'altra. Le notizie circolavano, i bambini giocavano ancora nel buio tepido, gli uomini fumavano, le donne cucivano finché restava luce. Si sentivano le voci dei vicini, le risate, ogni tanto un fischio o una radio in fondo alla via. Nessuno aveva fretta di rientrare nelle camere ancora brucianti.
Era una sociabilità senza invito né programma: si era semplicemente lì, fuori, insieme, perché si stava meglio e ci si conosceva tutti.
Quando la frescura raggiungeva finalmente i muri, si rientrava uno a uno.
Oggi il climatizzatore ci tiene all'interno, persiane chiuse, schermi accesi. Le strade della sera si sono svuotate. Si sta più freschi di prima, ognuno a casa propria — ma la soglia dove il paese si ritrovava senza pensarci, non si popola più.

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