I lupi
Nell'oscuro campo di battaglia
vagando silenziosi sotto il cielo nero
i lupi obliqui fanno bisboccia
ed è un piacere vederli,
agili, occhi verdi, zampe
leggere sui cadaveri molli,
- gole larghe e teste piatte -
gioiosi, rizzare il pelo rosso.
Un ruggito men che tenero
accompagna la masticazione
ed è un piacere udirlo
quest'osanna vile e malvagio:
- "Carne tagliata a pezzi, sangue che cola,
davvero han qualcosa di buono gli eroi,
la fame sazia e la sete soddisfatta
devono loro questo complimento.
"Ma anche, detto senza rimproveri,
quante pene e quanti passi
ci sia costato soltanto avvicinarli
non si potrebbe immaginarlo.
"Da quando, senza pietà né pause,
risuonarono i loro passi fanfaroni,
i nostri cuori di belve e di vili,
al tempo stesso ghiottoni e poltroni,
"presentendo la guerra e la preda
per molte notti e per molti giorni
batterono di paura e di gioia
all'unisono coi loro tamburi.
"E quando infine apparvero
tutti scintillanti di metallo,
oh! che paura e che fuga
verso la femmina, nel bosco natale!
"Se ne andavano fieri, i giovanotti,
calmi sotto la loro bandiera al vento,
e, più forti di quanto siamo noi,
avevano tuttavia un dolcissimo aspetto.
"Il terribile ferro delle loro spade
brillava ancora meno dei loro occhi
in cui il candore di augusti sogni
esplodeva in sguardi gioiosi.
"I loro capelli frustati dal vento
battevano sotto gli elmi, simili
ad ali di gabbiani,
pallidi con toni vermigli.
"Cantavano cose elevate!
che parlavano di libere lotte,
d'amore, di catene infrante
e di malvagi dèi abbattuti.
"Passarono. Quando la loro coorte
non fu più che un punto blu,
noi ci organizzammo in modo
da seguirli col minimo rischio.
"A lungo, a lungo raso terra,
discreti, dietro, a distanza, mentre
loro avanzavano a passo militare,
noi marciammo in file di dieci,
"passando a nuoto i fiumi
quando loro spezzavano i ponti,
con appena un po' d'erba per macello,
avanzando a piccoli balzi,
"perdendo fiato ad ogni istante...
Finalmente una notte quei dèmoni
si accamparono in fondo a una pianura
tra foreste e montagne.
"Là li spiammo comodi,
poiché quasi tutti dormivano.
I nostri occhi simili a brace
brillavano intorno al loro campo,
"e il rumore secco dei nostri denti bianchi
in attesa di festini tanto belli
faceva ticchettare tra i rami
l'avido becco dei corvi.
"L'aurora esplode. Una fanfara
orribile fa balzare in piedi
tutta la truppa spaventata.
Ognuno si equipaggia come può.
"Dietro le alte fustaie
noi ci siamo nascosti
mentre le siepi vicine
celano i corvi spaventati.
"Il sole che sale comincia
a bruciare. Rabbrividisce la terra.
Improvviso un immenso clamore
ha risuonato. È il nemico!
"È lui, è lui! Il suolo rimbomba
sotto i passi duri dei conquistatori.
I polemarchi in persona
vanno e vengono lungo i ranghi.
"E le lance e le spade
tra le pieghe degli stendardi
fiammeggiano tra gli sprazzi
di luci e di nebbie.
"E così, in questi epici corrucci
la giovane banda avanzò,
lieta e serena sotto le picche
e iniziò la battaglia.
"Ah! fu una lotta accanita:
grida confuse, scontro d'armi, il tutto
per un intero giorno,
sotto l'ardore rosso di un cielo d'agosto.
"La sera. - Silenzio e calma. Appena
un vago moribondo tardivo
che sputa il suo dolore e il suo odio
in un singhiozzo definitivo;
"appena, nel grigio lontano, il triste
appello di una tromba smarrita.
Il tramonto d'oro e di ametista
si spegne e a gradi imbrunisce.
"Cade la notte. Ecco la luna!
Essa nasconde e mostra a metà
la sua ipocrita faccia come un
complice che finge pietà.
"Noialtri, liberi da simili pensieri,
e che sempre lo rimarremo,
non conosciamo tali debolezze,
perché la fame ci scaccia dal bosco,
"e abbiamo di che cibare
questo appetito imperiale:
il campo di battaglia è libero
e non è vuoto né piccolo.
"Dunque, senza più perdere in frasi vane,
di cui qualche sciocco sarebbe geloso,
questo momento di grassa pacchia,
beviamo e mangiamo, noi, Lupi!"
ALLA MANIERA DEI PIÙ
Paul Verlaine
venerdì 10 luglio 2026
I lupi
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