mercoledì 18 giugno 2025

La sera


Un fremito lontano di campane
empie la strada opaca di mistero
e dalle vette prossime e lontane
squilla e romba pel ciel che si fa nero.

Parte dai monti dove brilla il fioco
qualche lume che è forse una fiammata
di sterpi a cui si tenderà fra poco
una ruvida destra affaticata;

torna alle selve dove indugia il vento
col rumore di qualche ultimo volo,
ad una casa, dove, a lume spento,
forse memore vecchio aspetta solo....

Ecco; e il pastore, zufolando, punge
le pecore su su la salita;
il suon delle campane lo raggiunge
tutto empiendo di sè, come la vita.

E l'armento, così, va nella sera,
col gemito di perse anime umane,
tra l'erbe della squallida brughiera,
inseguito dal suon delle campane;

mentre sfumano in una nebbia fonda
le cime dei contorti alberi strani
e nella nube fosca che li inonda
già s'addormentan mutamente, i piani.

L'ultimo squillo che percosse i monti
ed affrettò lo stanco pellegrino,
(stanco, ormai, d'albe e e stanco di tramonti)
lungo tremò sotto il gran ciel turchino.

E il suo rombo sonoro empì il chiomato
arco dei colli di rosse fiammelle,
mentre, su, in alto, il cielo sconfinato,
rapidamente, si forì di stelle.

Ferdinando Paolieri

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