C’era
una volta un fiorentino che tutte le sere andava a conversazione e
sentiva parlare la gente che aveva viaggiato per il mondo; lui invece
era sempre rimasto a Firenze e gli pareva di far la parte del citrullo.
Gli venne voglia di viaggiare, vendette tutto quello che aveva, fece i
bagagli e si mise in cammino. Arrivata sera chiese ospitalità ad un
curato che lo invitò a pranzo e, saputo il motivo del viaggio, gli
chiese se poteva unirsi a lui e il fiorentino ne fu contento. Il
mattino seguente partirono insieme. Cammina, cammina, il fiorentino e
il curato arrivarono alla casa di un contadino, era sera, avevano fame e
bussarono alla porta. Il contadino gli ospitò volentieri e, saputo il
motivo del viaggio, chiese di unirsi a loro e fu ben accetto. La
mattina seguente partirono e fecero molta strada insieme finché
arrivarono alla casa di un gigante cui chiesero ospitalità. Il gigante
fu estremamente gentile e disse che potevano restare con lui perché
alla curia mancava il curato, alla fattoria mancava il fattore e per il
fiorentino, anche se non ne aveva bisogno, avrebbe sicuramente trovato
una sistemazione. I tre pensarono che a stare al servizio di un
gigante chissà quante storie avrebbero potuto raccontare e accettarono.
Il padrone di casa li portò a dormire. L'indomani il gigante invitò il
curato ad andara vedere le carte della curia e lo condusse in una
stanza e con lui Il fiorentino che era un gran curioso mise l'occhio al
buco della serratura e vide che, mentre il curato guardava le carte,
il gigante gli tagliava la testa e lo buttava, testa e corpo in una
botola. Questa sì che sarà da raccontare a Firenze, il guaio è che non
mi crederanno pensò il fiorentino. Il gigante intanto chiamò il fattore
e lo condusse in una stanza a vedere le carte della fattoria. Il
fiorentino dal buco della serratura lo vide chinarsi sulle carte e poi
vide la sciabola del gigante piombargli tra capo e collo e poi lui,
decapitato, finire nella botola. Si stava già rallegrando per quante
cose straordinarie avrebbe potuto raccontare quando gli venne in mente
che, dopo il curato e il contadino, sarebbe toccato a lui e quindi non
avrebbe potuto raccontare nulla. Ebbe voglia di scappare, ma non fece
in tempo a muoversi che il gigante entrò nella stanza e gli disse che
prima di sistemare lui sarebbero andati a pranzo. Durante il pranzo il
fiorentino non riuscì ad ingoiare un boccone e pensava al modo di
scappare. Il fiorentino si accorse che il gigante aveva un occhio torto e gli disse: -
Peccato! Lei è tanto bello, ma con codest'occhio.... - e continuò
affermando di conoscere un erba che per le malattie degli occhi era
proprio un toccasana e il gigante volle subito che andasse a prenderla
in giardino. Il
fiorentino guardava bene tutte le vie di uscita e intanto colse un erba
qualunque e, tornato in casa, la mise a bollire nell'olio e avvertì il
gigante che la cura gli avrebbe procurato molto dolore, ma che avrebbe
dovuto sopportarlo senza muoversi e che per questo era opportuno che lui
lo legasse stretto ad una tavola di marmo. Il
gigante che a farsi aggiustare quell'occhio ci teneva molto si fece
legare stretto alla tavola di marmo. Quando fu legato come un salame il
fiorentino gli rovesciò la pentola d'olio bollente sugli occhi
accecandoglieli tutti e due, poi corse giù per le scale pensando che
anche quella l'avrebbe raccontata. Con un urlo che fece tremare la casa
il Gigantesi alzò con la tavola di marmo legata sulle spalle e
cominciò con fatica a rincorrerlo non sarebbe mai riuscito a
raggiungerlo. Comprendendo che, accecato com'era cercò di prenderlo con
l'austuzia. Gli chiese di continuare la cura e in cambio lo avrebbe
pagato con un'anello. To', - disse il Fiorentino, - questo lo porto a
Firenze e lo faccio vedere a chi non mi crede! - Ma appena l'ebbe
raccolto e se le fu infilato al dito, ecco che il dito gli diventa di
marmo, pesante da trascinare per terra la mano, il braccio e tutto lui
dietro, lungo disteso. Poiché il gigante gli era quasi addosso il
fiorentino trasse di tasca un coltello e, con la forza della
disperazione, si tagliò il dito e così potè scappare. Tutto affannato
arrivò a Firenze e gli era passata la voglia di viaggiare e di
raccontare le proprie avventure e il dito disse che se lo era tagliato a
falciare l'erba
Web
Web

Nessun commento:
Posta un commento