sabato 5 settembre 2020

IL FIORENTINO

 

C’era una volta un fiorentino che tutte le sere  andava a conversazione e sentiva parlare la gente che aveva viaggiato per il mondo; lui invece era sempre rimasto a Firenze e gli pareva di far la parte del citrullo. Gli venne voglia di viaggiare, vendette tutto quello che aveva, fece i bagagli e si mise in cammino. Arrivata sera chiese ospitalità ad un curato che lo invitò a pranzo e, saputo il motivo del viaggio, gli chiese se poteva unirsi a lui e il fiorentino ne fu contento. Il mattino seguente partirono insieme. Cammina, cammina, il fiorentino e il curato arrivarono alla casa di un contadino, era sera, avevano fame e bussarono alla porta. Il contadino gli ospitò volentieri e, saputo il motivo del viaggio, chiese di unirsi a loro e fu ben accetto. La mattina seguente partirono e fecero molta strada insieme finché arrivarono alla casa di un gigante cui chiesero ospitalità. Il gigante fu estremamente gentile e disse che potevano restare con lui perché alla curia mancava il curato, alla fattoria mancava il fattore e per il fiorentino, anche se non ne aveva bisogno, avrebbe sicuramente trovato una sistemazione. I tre pensarono che a stare al servizio di un gigante chissà quante storie avrebbero potuto raccontare e accettarono. Il padrone di casa li portò a dormire. L'indomani il gigante invitò il curato ad andara vedere le carte della curia e lo condusse in una stanza e con lui Il fiorentino che era un gran curioso mise l'occhio al buco della serratura e vide che, mentre il curato guardava le carte, il gigante gli tagliava la testa e lo buttava, testa e corpo in una botola. Questa sì che sarà da raccontare a Firenze, il guaio è che non mi crederanno pensò il fiorentino. Il gigante intanto chiamò il fattore e lo condusse in una stanza a vedere le carte della fattoria. Il fiorentino dal buco della serratura lo vide chinarsi sulle carte e poi vide la sciabola del gigante piombargli tra capo e collo e poi lui, decapitato, finire nella botola. Si stava già rallegrando per quante cose straordinarie avrebbe potuto raccontare quando gli venne in mente che, dopo il curato e il contadino, sarebbe toccato a lui e quindi non avrebbe potuto raccontare nulla. Ebbe voglia di scappare, ma non fece in tempo a muoversi che il gigante entrò nella stanza e gli disse che prima di sistemare lui sarebbero andati a pranzo. Durante il pranzo il fiorentino non riuscì ad ingoiare un boccone e pensava al modo di scappare. Il fiorentino si accorse che il gigante aveva un occhio torto e gli disse: - Peccato! Lei è tanto bello, ma con codest'occhio.... - e continuò affermando di conoscere un erba che per le malattie degli occhi era proprio un toccasana e il gigante volle subito che andasse a prenderla in giardino. Il fiorentino guardava bene tutte le vie di uscita e intanto colse un erba qualunque e, tornato in casa, la mise a bollire nell'olio e avvertì il gigante che la cura gli avrebbe procurato molto dolore, ma che avrebbe dovuto sopportarlo senza muoversi e che per questo era opportuno che lui lo legasse stretto ad una tavola di marmo. Il gigante che a farsi aggiustare quell'occhio ci teneva molto si fece legare stretto alla tavola di marmo. Quando fu legato come un salame il fiorentino gli rovesciò la pentola d'olio bollente sugli occhi accecandoglieli tutti e due, poi corse giù per le scale pensando che anche quella l'avrebbe raccontata. Con un urlo che fece tremare la casa il Gigantesi alzò con la tavola di marmo legata sulle spalle e cominciò con fatica a rincorrerlo non sarebbe mai riuscito a raggiungerlo. Comprendendo che, accecato com'era cercò di prenderlo con l'austuzia. Gli chiese di continuare la cura e in cambio lo avrebbe pagato con un'anello. To', - disse il Fiorentino, - questo lo porto a Firenze e lo faccio vedere a chi non mi crede! - Ma appena l'ebbe raccolto e se le fu infilato al dito, ecco che il dito gli diventa di marmo, pesante da trascinare per terra la mano, il braccio e tutto lui dietro, lungo disteso. Poiché il gigante gli era quasi addosso il fiorentino trasse di tasca un coltello e, con la forza della disperazione, si tagliò il dito e così potè scappare. Tutto affannato arrivò a Firenze e gli era passata la voglia di viaggiare e di raccontare le proprie avventure e il dito disse che se lo era tagliato a falciare l'erba

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